Poche righe su Chiaravalle. il Sindaco. iMostri.

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Il Sindaco, Damiano Costantini

Il Sindaco, Damiano Costantini

Nessuno dei figli di puttana meteorologici che ogni estate sguazza all’idea di bollarla come “la più calda da quando mia nonna aveva le branchie” si affretta a dire che un Maggio che pare Dicembre non c’era mai stato, ed io, con la mia nuova fotocamera fiammante, passeggio accalorato (nonostante il freddo) sotto le nuvole di Piazza Risorgimento, una piazza conosciuta per ospitare la sede comunale più obbrobriosa della penisola, attendendo distrattamente di fotografare il nuovo Sindaco appena eletto dalle consultazioni popolari.

Non sono per nulla emozionato quando gli stringo la mano, la lezione di Terzani sui potenti seduti al cesso l’ho fatta mia da tempo, ma non nascondo una simpatia innata per il personaggio;
“Sorridi” gli dico. Non m’avesse dato ascolto manco per mezzo secondo. Fa nulla, ancora poche strette di mano ed è il suo momento. Nell’aria risuona Extraterrestre di Finardi ed altre boiate fatte di pianole anni ’80 inascoltabili (come fosse possibile produrre musica talmente oscena è ancora oggi un mistero per me) alternate a canzoni pseudosinistroidi. Continua a leggere

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30 anni senza di te: John Belushi

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John Belushi in Animal House

John Belushi in Animal House

Esattamente 30 anni fa moriva John Belushi, icona generazionale finita vittima di un overdose in un alberguccio di Los Angeles. Perchè sono sempre questi albergucci di seconda o terza categoria che se li portano via quelli come lui, prova ne siano i vari Jim Morrison e compagnia cantante.

Belushi, americano ma orgoglioso figlio di migranti albanesi, se ne andò a soli 33 anni (niente club 27 per te John…meglio visti gli ultimi acquisti) e con pochi, pochissimi film alle spalle:appena otto.
Quelle otto pellicole però bastarono a farlo entrare nell’olimpo del cinema. Continua a leggere

R.E.M. no more

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Un fulmine a ciel sereno è stato quello scagliato dai R.E.M. ieri quando, tramite il loro sito internet, hanno annunciato a milioni di fans nel mondo il loro scioglimento.

Con la loro consueta sincerità a tratti disarmante nei confronti di chi li ha supportati hanno dichiarato in poche righe che “semplicemente il giorno era arrivato”.
Nessuno screzio tra i componenti della band, nessuna battaglia legale da milioni di dollari; solo l’onestà intellettuale di tre artisti che si rendono conto che, dopo 31 anni, hanno dato tutto ciò che potevano al mondo della musica, almeno nella forma in cui tutti noi abbiamo imparato ad amarli. Continua a leggere

Il Ritorno

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“Baby let’s get out of the city/we need to breathe some cleaner air”
Questo è il motto che mi gira per la testa da un paio di giorni.

Sembra ieri che arrivavo a Stansted e passavo al mia prima nottata anglosassone sul freddo pavimento dell’aeroporto lo scorso settembre; mentre non solo sembra ma purtroppo è oggi che mi tocca passare un’altra cazzo di fredda nottata nello stesso aeroporto (il fatto che tecnicamente sia luglio e quindi estate è solo una forma mentis in Inghilterra. In realtà qui si passa da “inverno” a “inverno light”).

Nel frattempo di cose ne sono successe…dall’apertura di questo blog (arrivato ad avere una hit count di tutto rispetto soprattutto per un signor nessuno come me) alle pubblicazioni sul Fatto, con tutto quello che ne consegue.

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Un 25 aprile particolare

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Una volta pagate le 3 sterline dell’ingresso sono dentro l’ala est del cimitero di Highgate.
Muovo un paio di passi e apro la mappa, comprata più per ricordo che per reale volontà di utilizzarla. La tomba di Marx sta sulla sinistra rispetto a dove sono; per arrivarci basta prendere il vialetto asfaltato e in pochi minuti di cammino si è davanti alla tomba del pensatore e filosofo più influente degli ultimi due secoli.
Non ci penso un secondo, ripongo la mappa piegata alla meglio in tasca, mi giro e vado nella direzione opposta.

Ovviamente la colpa non è di Marx, quanto del fatto che tra la strada asfaltata sulla sinistra e il rally tra le tombe centenarie che mi aspettava sulla destra non c’era proprio storia.
Finalmente, dopo mesi di permanenza a Londra, mi trovo all’interno di uno degli stereotipi anglosassoni più vivi nell’immaginazione italiana, quello del cimitero appunto, e come un novello Dylan Dog, mi aggiro nel silenzio di tombe dimenticate, alcune mezze distrutte e ricoperte d’edera.

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