Wonder Woman: la redenzione DC

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Gal Gadot che si bea della sua figaggine

Wonder Woman: voto 7

Oggi facciamo presto: l’ultimo film della DC, Wonder Woman, è bello. Aggiungerei “incredibilmente” visto che erano riusciti a fare scempio di una storia che si scriveva da sola come Batman v. Superman.

Per carità non si grida al capolavoro (come molti esperti anglosassoni stanno invece facendo) ma il film è bello, recitato e diretto bene, senza i toni da processione ecclesiastica dei precedenti e, deo gratias, ha una storia consistente che ti tiene incollato allo schermo per tutti i 141 minuti di durata (che lì per lì sono volati). Continua a leggere

A tu per tu con Zack Snyder – Batman v. Superman, la recensione

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batman-v-superman-dawn-of-justice_bb788b6fZack Snyder, siediti. Dobbiamo parlare”
Mi si siede davanti mogio mogio. In silenzio. Sguardo chino di chi sa d’averla fatta grossa.
“Lo sai perché siamo qui vero?”
Annuisce trattenendo a stento le lacrime.
“Ti voglio raccontare una storia: qualche anno fa, quando ancora frequentavo l’Università, spesso e volentieri mi trovavo a preparare gli esami nella biblioteca del mio paese. Non era enorme e fantascientifica come quella che avevo in Facoltà, ma c’era un clima culturale fervente, quasi da caffè letterario parigino ottocentesco, quindi capitava spesso che si stesse tra studenti a confabulare di politica, religione, sesso, cinema ecc. Quando non si confabulava, per rilassarci da quei pochissimi minuti di studio giornalieri, leggevamo alcuni dei fumetti che la biblioteca metteva a disposizione.

Il mio preferito in assoluto, caro Zack, era Mafalda scritto e disegnato dall’autore argentino Quino.
Quino riusciva a parlare di filosofia, pace, comunismo, rivoluzione, parità dei diritti, anticapitalismo, anti imperialismo yankee (o come direbbe lui ‘dei gringos americanos’), razzismo e quant’altro con un linguaggio semplice ed elementare, da bambini come Mafalda appunto, risultando efficace e chiarissimo. Tutto questo in strisce da sole tre vignette.

“Mhhhh…” Snyder prova a dire qualcosa tramite il nastro isolante con cui gli ho sigillato la bocca. Lo zittisco subito. Continua a leggere

La dura vita della commessa a fumetti: intervista a Laura Tanfani

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Vita da Commessa

Vita da Commessa


Un vecchio adagio dice che quando si chiude una porta si apre un portone. Parafrasandolo un po’ questo adagio cade a pennello per descrivere la storia di Laura Tanfani, 26enne commessa monsanvitese che dal suo lavoro ha preso spunto per lanciare quello che si sta rivelando un vero e propri fenomeno del fumetto in epoca “social”: Vita da Commessa.

Laura raccontaci da dove nasce Vita da Commessa
Nasce da episodi realmente accaduti. Da domande a cui non so rispondere tipo quando, avendo un intero negozio di abbigliamento a disposizione, mi sento chiedere: “c’è qualcosa per me?”.

Quando hai iniziato a fare queste vignette?
Ho sviluppato questo interesse dalle scuole medie, pur non essendo mai stata patita di fumetti. Finché lo scorso marzo ho avuto il cosiddetto sfogo di Sant’Antonio. Stando a casa malata mi è venuto naturale sdrammatizzare quel fastidio disegnando vignette comiche di me assieme al Santo. Da lì mio padre mi consigliò di fare la stessa cosa con le vicende assurde che gli raccontavo del lavoro. Continua a leggere