25 aprile, Maria Montessori e il voto alle donne

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25 aprile 2016 - Chiaravalle - Where the roots are

25 aprile 2016 – Chiaravalle – Where the roots are

Lo scorso 25 aprile ho avuto l’onore di intervenire, come membro del direttivo dell’Anpi di Chiaravalle, sezione “Edo Magnalardo”, durante le celebrazioni cittadine per parlare di suffragio universale e di come questo sia giunto anche grazie ad un pubblico appello fatto da Maria Montessori nel 1906.
Di seguito il testo.
Buona lettura
Francesco

Buongiorno a tutte e a tutti e buon 25 aprile,
Come molti di voi sapranno nel 2016 ricorre il settantennale dell’acquisizione del diritto di voto da parte delle donne, il suffragio universale. Il tema scelto per le celebrazioni di quest’anno parte da 40 anni prima, dal quel 1906 in cui la nostra illustre concittadina Maria Montessori esortò, tramite un appello pubblicato sul quotidiano “La Vita”, tutte le donne ad iscriversi nelle liste elettorali dei propri Comuni, dicendo che nessuna legge lo vietava espressamente. Aveva ragione. La legge dello statuto Albertino del 1895 in materia elettorale parlava di aventi cittadinanza, non di uomini e donne, ma la consuetudine vedeva questo diritto negato al gentil sesso.

A questo appello risposero, tra le altre, 10 maestre marchigiane, nove di Senigallia e una di Montemarciano, le quali, grazie ad una sentenza incredibilmente progressista per l’epoca da parte del Procuratore Lodovico Mortara della Corte di Appello di Ancona, rimasero iscritte nelle liste elettorali per circa 10 mesi, prima di vedere il proprio diritto revocato da una sentenza della Cassazione. In questo lasso di tempo non ci furono crisi governative (cosa rarissima per l’epoca) e quindi le 10 insegnanti non ebbero modo di esercitare questo diritto. Sta di fatto però che quell’iscrizione alle liste elettorali fece la storia della nostra giurisprudenza. Continua a leggere

Jovanotti e l’articolo con messaggio nascosto

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[DISCLAIMER]
Sì ogni tanto capita anche a me di scrivere di cose che non mi piacciono ma, se presi dal verso giusto, anche questi articoli possono dare grosse soddisfazioni e al contempo mantenere dignità e professionalità intatte.

Mi riferisco nello specifico allo scorso 25 maggio quando, nel tardo pomeriggio, vengo informato dalla mia redazione circa la necessità di scrivere un grosso articolo sul palco (ebbene sì) del concerto di apertura del tour 2015 negli stadi di Lorenzo “Jovanotti” Cherubini.

Senza che io stia qui a dire cosa ne penso dell’artista in sé, mi limiterò ad affermare che trovo oltremodo inutile scrivere con un mese di anticipo del palco che si porta appresso, ma come detto in apertura ogni tanto qualche articolo che non ci piace va scritto.

Ebbi così l’idea di inserire un messaggio nascosto nel testo. Una di quelle cose come il cazzo su Fight Club. Tutti l’hanno visto, ma non sanno di averlo visto.

Ed ecco a voi quindi la riproposizione del testo integrale, così come venne pubblicato.
Sta al vostro ingegno trovare il messaggio nascosto. Ovviamente i pochi che conoscono la risposta si astengano dal suggerirla.

[FINE DISCLAIMER]

Jovanotti comincia pian piano a svelare i primi dettagli sul suo prossimo tour negli stadi che, come da tradizione, partirà il 20 giugno dalla data zero/test di prova del Dorico di Ancona, location più volte scelta dall’artista per inaugurare i suoi pellegrinaggi su e giù per lo stivale.

Ora che nemmeno gli stadi sono più un tabù (come invece lo erano durante lo scorso tour del 2013, prima volta in cui Lorenzo si affacciò in un tale contesto) bisognava fare le cose in grande per davvero, un vero e proprio upgrade rispetto all’ultimo già faraonico tour.

Viene così creata da Giancarlo Sforza (collaboratore per i palchi di Jovanotti sin dal 1992) una struttura enorme volta ad abbracciare il pubblico nella sfida di creare uno spazio intimo dentro lo stadio, sfida resa ancor più difficile dal fatto che si sta parlando del palco più grande mai realizzato da un artista italiano.

Al centro degli 800mq di palco si trova un fulmine di colori idealmente scagliato in mezzo al pubblico a simboleggiare sia il rapporto tra cielo e terra che l’energia, l’elettricità, la rapidità e la meraviglia del concerto.

Ma non c’è solo questo, lo stesso Lorenzo dice tramite il suo canale web Jova TV che “il fulmine è anche una crepa che dichiara la nostra fragilità e l’assoluta precarietà delle cose. E questo è il significato dello show: siamo vivi in questo momento, in questo pezzo di tempo che ci è dato da vivere e il fulmine è la crepa che segna il nostro passaggio di conoscenza.”

“Rispetto al 2013 ho riconfermato tutta la squadra” aggiunge Cherubini “quello spettacolo funzionava molto bene e questo gruppo di persone può fare anche di più; è una band fortissima, siamo una squadra da finale di Champions e i titolari sono tutti in campo.”

Da allora nel team dei musicisti di Jovanotti (come sempre capitanato dall’ascolano Saturnino Celani, bassista fenomenale e fidato amico oltre che socio da oltre 20 anni) si è aggiunto solo il prodigio diciannovenne Daniele Bronzini, fenomeno delle sei corde scoperto in un bar di Pisa da Riccardo Onori, altro chitarrista di lungo corso nella band jovanottiana.

A questo punto non rimane che fregarsi le mani e fare il countdown dei giorni che separano tutti i fan dell’artista naturalizzato toscano alla data di debutto dello spettacolo anconetano (per la cronaca: -26), che, ovviamente, non poteva che essere anticipato da Lorenzo stesso come “il più grande dopo il Big Bang”.

Francesco Mandolini

dal Resto del Carlino del 26/05/2015

Falstaff la rockstar, parola di Giuseppe Battiston

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Giuseppe Battiston in Falstaff

Giuseppe Battiston in Falstaff


“Pronto Giuseppe?” una voce mi risponde gentile superando il rumore di fondo di un’auto con il navigatore impazzito, poveretto, per le strade di Ancona. È Giuseppe Battiston, alle Muse oggi alle 20:45 e domani alle 16:30 con Falstaff. “Sì, meglio farla ora l’intervista”.
Allora com’è questo Falstaff?
È una drammaturgia tratta dall’ Enrico IV e V di Shakespeare tradotto e adattato da Nadia Fusini e Andrea De Rosa. L’idea è raccontare il rapporto padre/figlio in due forme differenti, il padre putativo Falstaff e quello naturale, Enrico IV, entrambi interpretati da me.
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Giacomo Medici presenta Le Java Club

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Il cantautore e cantante lirico anconetano Giacomo Medici torna a far parlare di sé presentando questa settimana, per radio e TV locali, il suo ultimo video musicale: si tratta de Le Java Club, brano tratto dal suo album d’esordio come solista, girato tra Parigi e Ancona e diretto da Jack Lukas Laugeni e Danny Mecozzi.

Il pezzo descrive l’atmosfera di un particolare locale parigino, le Java Club, che, Continua a leggere

Intervista a Cisco (integrale)

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Il temibile Cisco

Il temibile Cisco

In occasione del suo primo concerto al Decibel, sabato 09 ore 23:00, Cisco racconta il suo rapporto con la musica e le Marche al Carlino:

Ciao Cisco, è da un po’ che non venivi da queste parti ma in passato ci hai abituati molto bene, hai un attaccamento particolare verso le Marche?
“Assolutamente. Anzitutto è una terra molto simile alla mia ed offre paesaggi magnifici dalle spiagge alle colline dell’interno. Poi negli anni grazie all’amicizia con i fratelli Severini [la Gang n.d.r.], che per me sono come dei fratelli maggiori, il legame è diventato fortissimo. Ricordo concerti in luoghi sperduti ma spettacolari e caratteristici. È davvero come tornare a casa.” Continua a leggere