Deboli di cuore – Intervista ad Andrea Mirò

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andrea-miro-2Stasera alle 22:00, sul palco del Piccadilly di Chiaravalle, la cantante Andrea Mirò darà il via al suo “Deboli di cuore” tour. Il Carlino l’ha incontrata per parlare del suo ultimo lavoro “Nessuna paura di vivere”.

Mirò, con NPDV hai creato un sound a sé stante.
Sì, è stata una scelta. Questa volta volevo puntare di più sulla caratteristica sonora così ho scelto come produttore Manuele Fusaroli, artigiano del suono dietro a progetti come Afterhours, Zen Circus, Nobraino ecc.

Come definiresti il suono che nasce da questa unione?
Non saprei, di sicuro è più sperimentale della maggior parte dei prodotti musicali italiani. Ci siamo detti facciamo come ci pare senza pensare al mercato, che comunque non esiste più, così ho sottolineato molto la mia timbrica vocale bassa, cosa solitamente non considerata appropriata per le donne. Continua a leggere

Paolo Sorci presenta Django Reinhardt

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Paolo Sorci 1Il 19/03 alle ore 18:00 verrà presentato a Montemarciano, nella sala sottostante al Teatro Alfieri, il libro “Django Reinhardt, dalla chitarra manouche al grande jazz”, una monografia sul primo jazzista europeo scritta dal chitarrista montemarcianese Paolo Sorci.

Sorci è attivo in diverse formazioni (dal jazz al folk, fino al rock contemporaneo) e dal 2006 la sua strada si è incrociata con quella di Reinhardt, creando un connubio che lo ha portato fino al diploma in chitarra jazz presso il Conservatorio di Adria, connubio di cui parlerà durante la presentazione inserita tra gli eventi in cartello per il “Pasion y Canto Latin Weekend 2016”.

12304388_10156440734680647_4551140100764355269_o“Reinhardt è stato il primo jazzista europeo” spiega Sorci “ed è stato abile nel cogliere il proto jazz americano degli anni ’20, il dixieland, fondendolo con la musica da ballo più famosa in Europa al tempo, il musette. Tra le due guerre mondiali la musica e la cultura afroamericana arrivarono in Europa e Django fu il primo a uscire da un genere e attraversarne un altro. Ci riuscì perché era un gitano e utilizzava la musica come strumento per farsi accettare dovunque andasse.”

Il libro non è una biografia di Django, ma un analisi dell’evoluzione del suo stile e linguaggio musicale che cerca di dimostrare come lui, non solo sia stato per 20 anni il principale jazzista europeo, ma abbia anticipato tutto il jazz moderno.

Durante la presentazione sarà possibile ascoltare brani del repertorio di Reinhardt dal vivo con i “Welcome to the Django”.

Francesco Mandolini

dal Resto del Carlino del 19/03/2015

Intervista a The Leading Guy – Dylan, cantautorato irlandese e colla per tegole

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14227260_4Dopo eoni torno a scrivere di musica con un’intervista a The Leading Guy.
Per me si è trattato di un’esperienza (e una scoperta musicale) molto piacevole e credo lo si intuisca dal tono dell’articolo.
Buona lettura

Ha sulla chitarra un adesivo di Bob Dylan. Si siede e ti incanta con la sua voce calda e roca. Si tratta di Simone Zampieri, in arte The Leading Guy, cantautore triestino che, reduce dalle aperture di artisti come Jack Savoretti e i 2Cellos, venerdì 29 gennaio alle 22:30 calcherà il palco del Piccadilly di Chiaravalle.

Intervistando un emergente è giusto cominciare con: chi è Tlg?
È un progetto molto personale di Simone Zampieri. Tempo fa avevo una band e Tlg è nato dalla necessità di dire qualcosa di personale che non coinvolgesse altre persone. Addirittura prima è arrivato il disco, scritto di getto, poi Tlg. Continua a leggere

Jovanotti e l’articolo con messaggio nascosto

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[DISCLAIMER]
Sì ogni tanto capita anche a me di scrivere di cose che non mi piacciono ma, se presi dal verso giusto, anche questi articoli possono dare grosse soddisfazioni e al contempo mantenere dignità e professionalità intatte.

Mi riferisco nello specifico allo scorso 25 maggio quando, nel tardo pomeriggio, vengo informato dalla mia redazione circa la necessità di scrivere un grosso articolo sul palco (ebbene sì) del concerto di apertura del tour 2015 negli stadi di Lorenzo “Jovanotti” Cherubini.

Senza che io stia qui a dire cosa ne penso dell’artista in sé, mi limiterò ad affermare che trovo oltremodo inutile scrivere con un mese di anticipo del palco che si porta appresso, ma come detto in apertura ogni tanto qualche articolo che non ci piace va scritto.

Ebbi così l’idea di inserire un messaggio nascosto nel testo. Una di quelle cose come il cazzo su Fight Club. Tutti l’hanno visto, ma non sanno di averlo visto.

Ed ecco a voi quindi la riproposizione del testo integrale, così come venne pubblicato.
Sta al vostro ingegno trovare il messaggio nascosto. Ovviamente i pochi che conoscono la risposta si astengano dal suggerirla.

[FINE DISCLAIMER]

Jovanotti comincia pian piano a svelare i primi dettagli sul suo prossimo tour negli stadi che, come da tradizione, partirà il 20 giugno dalla data zero/test di prova del Dorico di Ancona, location più volte scelta dall’artista per inaugurare i suoi pellegrinaggi su e giù per lo stivale.

Ora che nemmeno gli stadi sono più un tabù (come invece lo erano durante lo scorso tour del 2013, prima volta in cui Lorenzo si affacciò in un tale contesto) bisognava fare le cose in grande per davvero, un vero e proprio upgrade rispetto all’ultimo già faraonico tour.

Viene così creata da Giancarlo Sforza (collaboratore per i palchi di Jovanotti sin dal 1992) una struttura enorme volta ad abbracciare il pubblico nella sfida di creare uno spazio intimo dentro lo stadio, sfida resa ancor più difficile dal fatto che si sta parlando del palco più grande mai realizzato da un artista italiano.

Al centro degli 800mq di palco si trova un fulmine di colori idealmente scagliato in mezzo al pubblico a simboleggiare sia il rapporto tra cielo e terra che l’energia, l’elettricità, la rapidità e la meraviglia del concerto.

Ma non c’è solo questo, lo stesso Lorenzo dice tramite il suo canale web Jova TV che “il fulmine è anche una crepa che dichiara la nostra fragilità e l’assoluta precarietà delle cose. E questo è il significato dello show: siamo vivi in questo momento, in questo pezzo di tempo che ci è dato da vivere e il fulmine è la crepa che segna il nostro passaggio di conoscenza.”

“Rispetto al 2013 ho riconfermato tutta la squadra” aggiunge Cherubini “quello spettacolo funzionava molto bene e questo gruppo di persone può fare anche di più; è una band fortissima, siamo una squadra da finale di Champions e i titolari sono tutti in campo.”

Da allora nel team dei musicisti di Jovanotti (come sempre capitanato dall’ascolano Saturnino Celani, bassista fenomenale e fidato amico oltre che socio da oltre 20 anni) si è aggiunto solo il prodigio diciannovenne Daniele Bronzini, fenomeno delle sei corde scoperto in un bar di Pisa da Riccardo Onori, altro chitarrista di lungo corso nella band jovanottiana.

A questo punto non rimane che fregarsi le mani e fare il countdown dei giorni che separano tutti i fan dell’artista naturalizzato toscano alla data di debutto dello spettacolo anconetano (per la cronaca: -26), che, ovviamente, non poteva che essere anticipato da Lorenzo stesso come “il più grande dopo il Big Bang”.

Francesco Mandolini

dal Resto del Carlino del 26/05/2015

Daniele Celona parte dal Piccadilly con “V per Violoncelli”

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Daniele Celona è un cantautore e produttore discografico sopraffino, figlio di quella Torino rock che ha creato tanti talenti, Levante su tutti. Domani sera alle 22:00 al Piccadilly di Chiaravalle c’è la prima data del suo tour “V per Violoncelli”, qui di seguito qualche anticipazione:

Celona, come nasce l’idea di cambiare il set da elettrico a voce, chitarra e violoncelli?
Era uno sfizio che volevo togliermi da un po’ quello dell’essere accompagnato da degli strumenti classici, quindi perchè non da due graziose donzelle e dai loro violoncelli, strumenti sinuosi e molto femminili anche nella forma. Continua a leggere