Spiderman torna a casa – Recensione Ignorante

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Spiderman Homecoming: voto 8

Finalmente, dopo i primi due ottimi Spiderman firmati Sam Raimi, un terzo di cui è meglio non parlare e due ciofeche vere e proprie, Spiderman torna a casa.
E lo fa col botto.

Le principali ragioni del successo del film sono tre: un ottimo Tom Holland che, finalmente (scusate la ripetizione), ci restituisce uno Spiderman vicino a quello del fumetto; una storia scritta in maniera magnifica (è facilmente il miglior film Marvel scritto fino adesso) e Michael “Fucking” Keaton (anche qui facilmente il miglior villain Marvel visto finora).

Ma andiamo con ordine:

Tom Holland rappresenta il Peter Parker adolescente che è davvero mancato nei film precedenti (tecnicamente in quelli di Raimi è adolescente ma, nella tipica moda di fine anni ’90/inizio ’00, nel cast scelgono un trentenne per la parte): è un 15enne pieno di energia, a tratti irrispettoso, con la battuta pronta, tanta voglia di spaccare il mondo ma soprattutto una grande passione, la gnugna.
Come dargli torto? Cosa non si fa per essa? E in quali situazioni assurde ci si infila per impressionare la ragazza di turno? Tutte queste tensioni risultano nel personaggio di Parker, al contempo animato da grandi poteri e grandi responsabilità (deo gratias che questa frase non compare nel film).

Il plot del film è una ragnatela fittissima che si incastra alla perfezione, senza mai far intravedere allo spettatore dove il film va a parare (piccolo SPOILER: no, non ve lo aspetterete).
Tutto ha talmente tanto senso da aprire scenari interessantissimi anche per film futuri (qualcuno ha detto Sinister Six?), magari non necessariamente con Spiderman coinvolto.

Infine: Michael “Fucking” Keaton.
Che dire? Fa davvero paura. È senza dubbio uno degli attori più bravi della sua generazione, terribilmente sottovalutato per anni e riscoperto dal 2014 ad oggi. La valutazione di ogni film a cui partecipa si alza inevitabilmente di mezzo punto. Non è un caso se è l’unico attore ad aver mai recitato in due film vincitori back to back dell’Oscar come miglior film (Birdman nel 2015 e Spotlight nel 2016).
Personalmente ero tra i detrattori della scelta di avere l’Avvoltoio come antagonista di Spidey in questo film. “Troppo poco conosciuto e troppo vecchio” pensavo. Dio quanto mi sono sbagliato.
Keaton è perfetto. Alza un sopracciglio e fa gelare il sangue nelle vene agli spettatori.
Grazie a lui, per una volta, l’antagonista in un film Marvel non è monodimensionale: all’inizio del film viene spiegata la sua backstory, cosa che darà un’enorme profondità (anche politica) al personaggio e porterà il pubblico a comprendere le sue motivazioni, se non addirittura a parteggiare per lui in alcune scene chiave.

L’unico dubbio lasciato dal film riguarda la timeline. Finora la continuity dei film Marvel ha rispecchiato quella del nostro tempo reale. Qui però una schermata iniziale ci dice che il film ha luogo 8 anni dopo i fatti del primo Avengers (che, come i libri di storia ci insegnano, è avvenuto nel 2012), ambientando di fatto l’Homecoming nel 2020.
Ciononostante durante le prime scene si specifica che siamo due mesi dopo la Civil War del 2016, precisamente a Settembre 2016.
Errore macroscopico da parte della Marvel o svista per togliere il sonno ai nerd?

Ai posteri l’ardua sentenza.
Intanto godetevi Keaton…e Marisa Tomei (che è sempre un bel vedere anche oltre la 50ina).

Francesco Mandolini

PS
Che goduria che Keaton sia passato da Batman a Birdman a l’Avvoltoio. È un fil rouge spettacolare.

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