Un futuro chiamato Jeeg Robot – Recensione Ignorante

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JEEG-Prologo-
Da anni mi lamento di non aver abbastanza occasione, nel mio lavoro di giornalista, di scrivere recensioni capaci di stroncare giovani carriere sul nascere. Ah, le gioie dell’essere un villain!

Riflettendoci su ho capito che, se non mi concedono di scriverle sulla carta stampata, basta aprire una sezione dedicata sul blog. Quindi finiti i preamboli apriamo le danze con la prima sfavillante ed attesissima (da pochi immagino) recensione.
-fine prologo-

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT: voto 6 meno, cioè 8

Cercherò di essere breve. Mi è piaciuto. Fine recensione.
No dai, siamo seri.
“Lo chiamavano Jeeg Robot” è un bel film che poteva essere un grande film ma, nonostante tutto, verrà ricordato come una pietra miliare della cinematografia italiana.

Mi spiego meglio: dal punto di vista strettamente tecnico mi ha colpito moltissimo la fotografia, molto poco italiana e smarmellata (doppia cit.) e direttamente figlia di film con supereroi ad altissimi budget (di questo parleremo poi). Vorrei liquidare gli attori con un “bravi tutti” ma non mi pare carino.

Santamaria è empatico come un pesce lesso ma, inspiegabilmente, questa cosa funziona per il suo personaggio, il protagonista Enzo Ceccotti/Hiroshi Shiba. Ha anche dovuto mettere su 20 kg per entrare nella parte quindi onore al merito. Pungente e ficcante (sì l’ho scritto, no, non è una parolaccia) nella parte del cattivo “lo Zingaro” è invece Luca Marinelli, attore fino adesso sfuggito ai miei radar, cosa di cui faccio ammenda. [SPOILER ALERT] La scena dell’omicidio dei camorristi ricorda da vicino Alex di Arancia Meccanica durante la visita a sorpresa e non si può non apprezzare [FINE SPOILER]. Chiudo la panoramica sugli attori con la co-protagonista e vero motore narrativo della storia, la matta scocciata Alessia, interpretata da Ilenia Pastorelli, altra sconosciuta alla prima (molto buona peraltro) prova d’attrice, nonché fuoriuscita dal Grande Fratello. Ragione per cui mi odio, avendola già eletta mentalmente nuova Sabrina Impacciatore. Sì mi piace Sabrina Impacciatore, nessuno è perfetto.

Passiamo alle note dolenti, posso assicurare che ce ne sono e sono molto ben visibili.
1 – Ritmo. Il film è lento. Troppo. Stenta a decollare per tutto il primo tempo, parte a metà del secondo e nell’ultima mezz’ora è come se la storia si dividesse in due risultando in un finale troppo affrettato. Diciamo che quello che su Jeeg succede nei primi 90 minuti un film Marvel ce ne metterebbe nemmeno 15 a farlo accadere. Il che ci porta a…

2 – Sceneggiatura. In realtà ho una visione molto positiva della sceneggiatura, che è riuscita ad inserire in un film di supereroi italiano tematiche molto difficili, come il disagio e la criminalità nelle periferie romane senza però far mancare momenti comedy, inside jokes e una certa poetica. Il problema è che per farlo in molti casi il film divaga dal classico duello bene (o presunto tale) e male (male che peraltro è da dividersi tra due personaggi: lo Zingaro e la camorrista Nunzia. Oddio è il fantasma di Spider-Man 3 che torna a perseguitarmi…), indugiando troppo su altri aspetti. Ad esempio: [SPOILER ALERT] era davvero necessaria la scena del quasi stupro perpetrato dal “buon” Enzo ai danni di Alessia? Quei due non si potevano ammucchiare nei camerini e farsi una risata e basta? Ha veramente aggiunto qualcosa alla storia o ha solo fatto sentire a disagio gli spettatori che, in chiave narrativa, assistevano ad un supereroe stuprare in un luogo pubblico una disabile?[FINE SPOILER] Sono d’accordo a non copiare in tutto e per tutto l’impianto narrativo delle grandi case americane, ma la scena di sesso ci poteva stare anche senza il magone tipico dei polpettoni tragici italiani (Ozpetek un giorno avrò la tua testa radical chic per tutte le ore di orrore alle quali ci hai sottoposto, mannaggiatte!).

3 – Regia. Era un’opera prima quindi anzitutto complimenti a Gabriele Mainetti. Gabriè diciamo che sei finito nella mia lista dei malus un po’ a causa dei punti numero 1 e 2. Purtroppo il regista può ma fino ad un certo punto, soprattutto quando si parla di…

4 – Soldi. Il vero e a ben vedere unico problema del film è il cash. L’amica Wikipedia mi dice che è costato solo 1.700.000€. Per curiosità mi sono andato a guardare il costo di un film Marvel a caso e ho scelto il più riuscito finora, Captain America – The Winter Soldier. Questo film è costato 170 milioni di dollari. 170 contro 1,7 (fingendo che il rapporto cambio euro/dollaro sia di 1 a 1). Esattamente cento (100!!!) volte di più.

Qua signori casca l’asino e questo fatto cambia il mio voto finale. Avrei dato a Jeeg una sufficienza scarsa. Ho apprezzato il film a livello tecnico ma, trattandosi di supereroi, mi sono sentito molto scarsamente intrattenuto. Il problema è che vedere volare e lottare gli Avengers costa un pacco di quattrini, quattrini che il cinema italiano non ha e non credo abbia mai avuto. Anzi, ci siamo sempre fatti vanto di riuscire a tirare fuori l’arte dal niente (leggi neorealismo) e guardando a Jeeg Robot non vedo un film a sé stante, ma un nuovo modo di fare cinema in Italia.

Un modo senza dubbio ancora imperfetto ma comunque una possibile pietra fondante dove erigere un nuovo genere (e nuova generazione) di cinema italiano, americano quanto basta e perfettamente inserito nel background di questa nazione.

Questa è la vera sfida su cui puntare. Jeeg Robot potrebbe essere il primo di una lunga stirpe, qui sta la sua forza e la sua debolezza. In fondo (esattamente come chi scrive) avete già dato tanto soldi ai supereroi americani, che vi costa contribuire a crearvene uno in casa?

CONSIGLIO FINALE: Andate a vedere “Lo chiamavano Jeeg Robot”

Francesco Mandolini

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