Di Bonaventura, Medici, il Tango – Intervista

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Daniele Di Bonaventura

Daniele Di Bonaventura

La parola “bandoneon” magari non dirà nulla a molti. Può avere più fortuna se accostata al tango, genere di cui è strumento principe, o alla fisarmonica, di cui è lontano parente. Eppure le Marche possono vantare uno dei migliori bandoneonisti del mondo, quel Daniele Di Bonaventura, fermano, che si esibirà oggi pomeriggio alle 18:00 al Teatro Alfieri di Montemarciano assieme al Giacomo Medici Tango Ensemble all’interno della rassegna “Pasion y Canto”, musicista appena tornato dal Centro Pompidou di Parigi dove è stata proiettata la prima di un film sulla sua musica.

Di Bonaventura, come si arriva al bandoneon nascendo nelle Marche?
Finiti gli studi del conservatorio ho suonato molto il pianoforte, fino a che volevo rimettermi in discussione. Volevo suonare uno strumento prima di tutto portatile. Ho provato due o tre mesi la fisarmonica ma era molto pesante e scomoda. Finché ascoltando un disco di Piazzolla mi innamorai del suono del bandoneon. Lo trovai terapeutico per ritrovare me stesso.

Eppure essendo marchigiano la fisarmonica era di certo più abbordabile
La fisa è troppo goliardica, troppo da festa. Il suono del bandoneon è intimistico e espressivo.


Come è arrivata la collaborazione col baritono anconetano Giacomo Medici?

Questa collaborazione con Giacomo è divertente ma non è quello che faccio di solito. Vengo dal jazz, dalla composizione contemporanea e dalla musica leggera. Il tango è una piccola percentuale di quanto suono. Vengo considerato meno ortodosso e tradizionale dai miei colleghi, quindi mi piace reinterpretare i classici a modo mio come farò con Medici.

Che rapporto ha con questo genere?
Il tango mi ricorda gli inizi. Studiando questo strumento bisogna passare attraverso il tango. Nonostante sia uno strumento inventato e costruito dai tedeschi la sua letteratura è assolutamente argentina. Ci sono passato anche io nei grandi classici argentini e questa cosa con Medici mi rispolvera quelle esperienze. Ogni volta che lo suono non è tradizionale ma con un’impronta molto personale. Sono stato invitato da Giacomo proprio per questo motivo.

Ha inciso moltissimi dischi con musicisti di tutto il mondo, quali le prossime uscite?
Il prossimo ad uscire sarà quello con Paolo Fresu, dal titolo “In Maggiore”, che presenteremo a Senigallia il 12 aprile.

Per finire si descriva in due parole
Mi sento un musicista che suona il bandoneon, non un bandoneonista.

Francesco Mandolini

dal Resto del Carlino del 29/03/2015

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