Intervista a Bianco, ultimo prodotto della Torino rock.

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Alberto Bianco, aka BIANCO

Alberto Bianco, aka BIANCO

Ci sono artisti che sanno di esser bravi e se la tirano, poi c’è gente come Alberto Bianco, in arte solo “Bianco”, che la musica la vive. Studia la lezione di storia che va da Battisti ai Nirvana, l’assimila e la ricrea in salsa torinese, con dentro le sue verità e realtà profonde e contemporanee. Questo splendido artista sarà venerdì 13 marzo alle ore 22:00 al Piccadilly di Chiaravalle per presentare il suo nuovo disco “Guardare per aria”

GpA è uscito da circa un mese, parlacene un po’
È il mio terzo disco, concepito creato e prodotto in maniera completamente diversa dai primi due. Ho affidato la produzione artistica di Riccardo Parravicini (già produttore di Max Gazzè, Marlene Kuntz…), che ha dato molto a questo lavoro, che è impreziosito da collaborazioni come Levante e Niccolò Fabi. È quasi opera di un collettivo più che di un cantautore.

Di cosa parla l’album?
Nonostante abbia scritto tutto il disco in una settimana e mezza, di solito sono molto più lento, non ha concetti principali. Diciamo che parla di me, delle cose che ho intorno, amore, lavoro, famiglia, ricordi che fanno stare bene.

Alterni la carriera da solista a quella di produttore
Sì, su tutti ho avuto la fortuna di produrre i due dischi di Levante oltre che scrivere i testi di una sua canzone.

Come mai non usi nomi d’arte ma il tuo cognome?
Ho provato a cercare altri nomi quando era ora di fare uscire questo progetto, poi Davide della INRI (la sua casa discografica, ndr) disse “chiamati così, è il tuo cognome, riflette la tua musica che è una cosa limpida e chiara”.

Nasci come cantautore?
No, suonavo in un gruppo punk/stoner con testi in italiano. Poi è arrivata l’età di prendere decisioni importanti e alla strada più stabile ho preferito continuare a suonare tutti i giovedì in un locale storico di Torino. Uno di quei giorni venne Davide della INRI e mi propose una produzione. Fu il primo disco dell’etichetta.

Il nuovo lavoro è partito bene?
Vedendo come il pubblico reagisce, cose tipo messaggi sentiti di persone che mi ringraziano per aver scritto queste canzoni, mi viene da pensare che lo scorso album non sia piaciuto altrettanto, quindi direi di sì.

Canzoni preferite del disco?
La prima e l’ultima sono più riuscite: “Filo d’Erba” ha delle immagini belle e rasserenanti, “Le Stelle di Giorno” è una ninna nanna reggae. Sono adatte a un pubblico più ampio.

Torino è una nuova fucina di talenti musicali, come definiresti il suo stile?
Simile al grunge della Seattle dei primi anni ’90.

Francesco Mandolini

dal Resto del Carlino del 11/03/2015

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