L’identità di una carriera – Intervista a Manuel Agnelli

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Manuel Agnelli, Afterhours

Manuel Agnelli, Afterhours

Capelli lunghi e corvini, sguardo da asceta, vestito nero elegante. Manuel Agnelli sembra sempre distaccato mentre racconta di questo nuovo tour teatrale degli Afterhours : “Io so chi sono”, che sabato 28 febbraio alle ore 21:00 toccherà la Fenice di Senigallia nella data di chiusura.

Manuel Agnelli ci dica cosa aspetta il pubblico di Senigallia
Questo tour è stato radicalmente diverso da quelli fatti finora. Usciamo da una routine molto divertente ma era tempo di cambiamento. C’è stata una rivoluzione della line up della band e il tour cade a puntino per fare qualcosa di diverso con musicisti straordinari.

Cosa raccontano gli Afterhours in questo show?
Il tema del tour è l’identità: appunto “io so chi sono”, inteso dal punto di vista sociale, politico, ma anche intimo e personale. Nella prima parte si alternano canzoni a letture musicate e a momenti improvvisativi. Nella seconda lo spettacolo è antologico della band. Ci sono pezzi suonati raramente negli ultimi tempi, ma anche brani fatti pochissimo in generale.

Come mai questi abbandoni recenti di membri storici della band?
In realtà siamo sempre stati dei personaggi inquieti che non si accontentano mai e vogliono battere territori nuovi. Questa cosa ha reso fertile la band anche adesso, ma la gestione del progetto è difficile. C’è sempre chi vuole cambiare e chi vuol godersela. Alla nostra età è difficile stare in una band, non è una cosa per ultraquarantenni.

Fanno paura questi cambiamenti?
Non è la prima volta che ci succede e andrà avanti sempre così. Sottolineo comunque che con Giorgio Prette abbiamo fatto un percorso insieme di 25 anni, con Ciccarelli di 15. Non è una cosa innaturale cambiare.

Pensi che la scena dei gruppi emergenti in Italia sia in salute?
C’è tanto talento in giro. A livello di consapevolezza estetica si son fatti passi avanti: questi gruppi sono più preparati di come lo eravamo noi negli anni ’80, ma allo stesso tempo faccio fatica a trovare i freaks. Vedo poca personalità e poco coraggio nell’essere sé stessi. Vogliono far bene un compitino per paura di fare qualcosa di sbagliato.

Che futuro aspetta gli Afterhours?
E chi lo sa? Alla fine il teatro non è un punto di riferimento fisso. È la prima cosa che facciamo in questa formazione e avremo modo di sviluppare la cosa. Cosa succederà lo deciderà la musica come dicono i Pooh…siamo arrivati a questo [ride ndr]. Di sicuro da marzo si entra in studio per un nuovo disco.

Francesco Mandolini

dal Resto del Carlino del 25/02/2015
(Direttore per un giorno: Gianni Morandi)

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