Falstaff la rockstar, parola di Giuseppe Battiston

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Giuseppe Battiston in Falstaff

Giuseppe Battiston in Falstaff


“Pronto Giuseppe?” una voce mi risponde gentile superando il rumore di fondo di un’auto con il navigatore impazzito, poveretto, per le strade di Ancona. È Giuseppe Battiston, alle Muse oggi alle 20:45 e domani alle 16:30 con Falstaff. “Sì, meglio farla ora l’intervista”.
Allora com’è questo Falstaff?
È una drammaturgia tratta dall’ Enrico IV e V di Shakespeare tradotto e adattato da Nadia Fusini e Andrea De Rosa. L’idea è raccontare il rapporto padre/figlio in due forme differenti, il padre putativo Falstaff e quello naturale, Enrico IV, entrambi interpretati da me.

Le differenze dei due personaggi sono rispecchiate anche dalla scenografia
Sì, le due ambientazioni rappresentano il tempo per sé stessi e il tempo x gli altri. Il tempo del piacere e del dovere. Uno è pieno e uno e vuoto. La futilità di questa specie di bordello dove si rifugia Falstaff è parte di un mondo che si chiama fuori dal mondo.

E cosa ne pensa Battiston di Falstaff?
È ammirevole in questo tempo perchè pensa nella sua testa. Un uomo libero. Personaggi come Falstaff al giorno d’oggi potrebbero essere delle rockstar, mi verrebbe da dire Keith Richards o Jim Morrison. Gente che non vive nel mondo reale. So che non ho chiuso col personaggio, compare in tre testi ed è una materia plasmabile che mi incuriosisce molto.

Negli anni ti abbiamo visto passare agilmente da testi comici a drammatici, dove ti senti più a casa?
Mi sento a casa dove non so che casa è. Se son posti che ho già visitato mi interessano poco. Cerco di fare cose che non conosco, qualcosa di inedito per me e per il pubblico. Non mi piace essere identificato con un personaggio.

Hai qualcosa da anticipare al pubblico per l’incontro di oggi alle 18:30 al musecaffè?
Son sempre difficili gli incontri col pubblico, in scena so cosa dire perchè seguo la sceneggiatura. Col pubblico invece sono imbarazzato di solito, non sai in che ragionamenti si va a finire.

Allora torniamo sul Falstaff. Hai una scena preferita?
Non penso che ci sia una scena preferita. Ognuno nella compagnia da ottobre ad oggi, in circa 60 date, ha cominciato ad indossare in maniera più precisa i panni del personaggio. Questo mi piace, il vedere come si cambia aderendo sempre più all’idea che ci si è fatti dei personaggi.

Se dovessi descrivere lo spettacolo in tre parole?
Un’operaccia romantica…sì perchè è quello che è.

Francesco Mandolini

dal Resto del Carlino del 20/12/2014

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