La dura vita della commessa a fumetti: intervista a Laura Tanfani

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Vita da Commessa

Vita da Commessa


Un vecchio adagio dice che quando si chiude una porta si apre un portone. Parafrasandolo un po’ questo adagio cade a pennello per descrivere la storia di Laura Tanfani, 26enne commessa monsanvitese che dal suo lavoro ha preso spunto per lanciare quello che si sta rivelando un vero e propri fenomeno del fumetto in epoca “social”: Vita da Commessa.

Laura raccontaci da dove nasce Vita da Commessa
Nasce da episodi realmente accaduti. Da domande a cui non so rispondere tipo quando, avendo un intero negozio di abbigliamento a disposizione, mi sento chiedere: “c’è qualcosa per me?”.

Quando hai iniziato a fare queste vignette?
Ho sviluppato questo interesse dalle scuole medie, pur non essendo mai stata patita di fumetti. Finché lo scorso marzo ho avuto il cosiddetto sfogo di Sant’Antonio. Stando a casa malata mi è venuto naturale sdrammatizzare quel fastidio disegnando vignette comiche di me assieme al Santo. Da lì mio padre mi consigliò di fare la stessa cosa con le vicende assurde che gli raccontavo del lavoro.

Quindi non hai artisti di riferimento

Laura Tanfani

Laura Tanfani


Direi di no. Per gioco ho aperto un blog, una pagina facebook e un account instagram sull’argomento. Non mi aspettavo che prendesse così piede. Poi a seguito di un concorso online sono arrivati circa 2000 like e l’intervista di Cattellan in diretta su Radio Deejay mi ha dato moltissima visibilità.

Che numeri muovi nei social?
Circa 6.200 like su facebook e 3.900 follower instagram. Crescono a ritmi di circa 100 al giorno.

Parlaci di queste vignette. Che tecnica usi?
In realtà nessuna [ride ndr]. Ho una laurea in design e moda, ma non abbiamo mai fatto molto disegno anatomico, quindi i miei personaggi non hanno proporzioni perfette. Dopo un primo tratto a matita li ripasso a penna e via. Dieci minuti e la vignetta è fatta, pronta ad andare online.

Quante ne posti al giorno?
Una al giorno. Essendo fatti realmente accaduti temevo che le avrei finite molto presto, invece mi scrivono in molti colleghi raccontandomi cosa capita a loro, quindi c’è molto materiale a disposizione.

Nel futuro prossimo cosa vedi?
Ancora un anno di contratto (e quindi di storie per le vignette) ce l’ho. Ora come ora ho poco interesse nella moda. L’idea è raccogliere le vignette in un libro, sviluppare in meglio quello che ora è poco più che un hobby.

Si può associare la parola fumetti al futuro?
No comment…

Ultima domanda: descrivi le vignette in tre parole
Cattive, divertenti, terapeutiche.

Francesco Mandolini

dal Resto del Carlino del 08/12/2014

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