Poche righe su Chiaravalle. il Sindaco. iMostri.

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Il Sindaco, Damiano Costantini

Il Sindaco, Damiano Costantini

Nessuno dei figli di puttana meteorologici che ogni estate sguazza all’idea di bollarla come “la più calda da quando mia nonna aveva le branchie” si affretta a dire che un Maggio che pare Dicembre non c’era mai stato, ed io, con la mia nuova fotocamera fiammante, passeggio accalorato (nonostante il freddo) sotto le nuvole di Piazza Risorgimento, una piazza conosciuta per ospitare la sede comunale più obbrobriosa della penisola, attendendo distrattamente di fotografare il nuovo Sindaco appena eletto dalle consultazioni popolari.

Non sono per nulla emozionato quando gli stringo la mano, la lezione di Terzani sui potenti seduti al cesso l’ho fatta mia da tempo, ma non nascondo una simpatia innata per il personaggio;
“Sorridi” gli dico. Non m’avesse dato ascolto manco per mezzo secondo. Fa nulla, ancora poche strette di mano ed è il suo momento. Nell’aria risuona Extraterrestre di Finardi ed altre boiate fatte di pianole anni ’80 inascoltabili (come fosse possibile produrre musica talmente oscena è ancora oggi un mistero per me) alternate a canzoni pseudosinistroidi.

Si abbassa il volume e prende la parola il Segretario. Ringrazia gli elettori e si rallegra per la piazza piena (in realtà semi-vuota) di gente. Il discorso è istituzionale e accorato, adatto alla situazione e al pubblico dove si annidano iMostri.
Loro, iMostri, stanno spalla a spalla a fissare un successore al trono di cui non si fidano ma, per dovere di coalizione, devono far finta di fidarsi. Loro, iMostri, sono i responsabili del tracollo culturale ed economico della città negli ultimi 20 anni. Loro, iMostri, praticano il proprioorticellismo come si confà a due veri guardiani dello status quo e del farsiicazziproprismo di partito.
Mi fulminano tramite l’obiettivo mentre li fotografo.

Prende la parola il Sindaco con un discorso breve, stampato e appoggiato sul leggio. La serietà è massima, i sorrisi assenti nonostante le mie suppliche. Le foto vengono benino e mi ci impegno per farle tanto che, sinceramente, del discorso stesso non ricordo nulla se non un qualcosa tipo “oggi è già domani” in chiusura.

È proprio lì che accade il miracolo. Il Sindaco scende dal palchetto, si alza la musica che, parrebbe proprio per puro caso, in quel momento prevede Bella Ciao in scaletta. Uno spiraglio di sole tra le nuvole illumina l’orribile piazza Risorgimento nel finire del Maggio più freddo che l’umanità ricordi.
Non posso non pensare alla potenza simbolica di quel brano arrivato lì per caso, per liberarci da iMostri. Una Liberazione, non un’elezione. Questa è l’impressione di quel tardo pomeriggio.

Solo il tempo può dirci se effettivamente così sarà.
Io penso a Bella Ciao, a Don Gallo, ad un Sindaco con la spilla dell’Anpi sul petto (non la fascia tricolore), alle facce da cazzo de iMostri, al sorriso con cui lascio la piazza che ospita la sede comunale più obbrobriosa della storia dell’architettura occidentale.

F.M.

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