Hollande e il Los Angeles Ballet per Spadò

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Spadolini con Yvette de Marguerie

Spadolini con Yvette de Marguerie

È ironico come la città di Ancona abbia potuto conoscere a fondo uno dei suoi figli prediletti, Alberto Spadolini detto Spadò, solo la scorsa estate a seguito della mostra/incontro fortemente voluta dal professor Marco Travaglini e dal suo Centro Spadolini, straordinario organo di ricerca che vuole far luce su una figura artistica del ‘900 tanto importante quanto dimenticata.

Allo stesso modo nei giorni del quarantennale della scomparsa dell’artista, risulta anche più ironico che un Presidente della Repubblica – il francese François Hollande – si spenda in parole di elogio per un artista che ha “illuminato la scena artistica e il cinema francese” nel secolo scorso.”

Queste le parole riportate dal capo di gabinetto del Presidente nella missiva datata 11 dicembre: “Monsieur François Hollande mi ha incaricato di ringraziarvi molto sinceramente per il vostro lavoro di ricerca, che permette di riscoprire l’opera di un artista ricco di molteplici qualità, ballerino di avanguardia, ma anche coreografo, pittore e cantante.”

“Trovo che le parole del Presidente Hollande siano state straordinarie – ha commentato il Prof. Travaglini – e visto che Spadò ha passato in Francia una vita intera (dal ’32 fino alla morte avvenuta il 17 dicembre ’72) vorremmo davvero poterlo riportare in Francia nel prossimo futuro con una mostra.”

Il centro Spadolini non è nuovo a gratificazioni simili: nel 2007 e nel 2008 il Presidente Napolitano spedì due lettere ed una medaglia per congratularsi. Stessa cosa fecero nel 2010 l’ex première dame Carla Bruni e la principessa Carolina di Monaco, esterrefatte dalle foto e dalla pittura dell’artista anconetano.

Spadolini rimane ancora oggi una figura emblematica e piuttosto misteriosa della nostra storia; partito da Ancona come pittore di bottega si reinventa attore, regista e ballerino dal fisico scultoreo molto apprezzato a Parigi e in tutto il Nord Europa (si esibì per mesi a Stoccolma e nella Berlino nazista dove sembra lavorasse come informatore per gli Alleati), per poi trovare fama anche negli Stati Uniti.

Il suo modo primitivo di ballare esprimeva una libertà senza delimitazioni di forma, cosa assolutamente non comune per l’epoca (il teatro danza e Pina Bausch non esistevano ancora). Per questo la sua storia sta attraendo niente meno che l’American Ballet of Los Angeles, prestigiosa compagnia di danza intenzionata a realizzare un musical ed un film basato sulla vita del più famoso anconetano dimenticato.

Francesco Mandolini

dal Resto del Carlino del 13/12/2012

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