I Manhattan Transfer al Pergolesi

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Manhattan Transfer a Jesi

Manhattan Transfer a Jesi

Un concerto dei Manhattan Transfer è come entrare nel cast di quei film che ricordano tanto l’America degli anni ’50 come ci è stata sempre mostrata da Hollywood. Un paese fatto di cordialità, sexy cameriere da fast food su pattini a rotelle ed enormi radio a manopole in mogano, focolari da cui ogni famiglia si sarebbe ben presto allontanata in favore delle TV.
Ed è proprio l’aria spensierata di un tempo andato (e forse mai veramente esistito) che si è respirata venerdì scorso a Jesi nella bellissima cornice di un Teatro Pergolesi tutto esaurito in ogni ordine di posto.

Accompagnati per l’occasione da un trio musicale impeccabile composto da tastiere/hammond, basso/contrabbasso e batteria, i quattro di New York hanno entusiasmato il pubblico jesino con una scaletta fatta di ben 17 pezzi e due bis in cui la manopola della nostra vecchia radio è stata girata spesso proponendoci atmosfere molto diverse tra loro;
Brani come “That cat is high”, “Java jive” e “Operator” hanno fatto tornare il pubblico bambino offrendo sensazioni tipiche dei cartoni Walt Disney in Technicolor, mentre molto più profondi e toccanti si sono rivelati pezzi come la bellissima “To you” della Duke Ellington Orchestra o “Route 66” omaggio alla famosa interstatale che attraversa gli USA da parte a parte, fino ad arrivare alla loro hit più famosa “Soul food to go” (recentemente tornata alla ribalta da noi come mero jingle commerciale).

I Manhattan Transfer, presenti nelle Marche grazie ad Ancona Jazz e alla Fondazione Pergolesi Spontini, tengono la tensione alta per tutta la durata dell’esibizione (circa un ora e 40) e dimostrano che la loro fama di gruppo vocale più importante al mondo è ben meritata.
La loro storia comincia nel 1971 quando il baritono Tim Hauser volendo proporre un progetto musicale dal sapore retrò, chiama con sé la talentuosissima Janis Siegel (fantastica anche a Jesi con il suo scat e la “voce/tromba”) ed il perfomer di Broadway Alan Paul aggiungendo poi la cantante Laurel Massè (sostituita stabilmente dal ’78 da Cheryl Bentyne).

La forte interazione col pubblico è stata la chiave di volta della serata assieme ad una pianificazione della scaletta davvero sapiente soprattutto per un genere che, diciamoci la verità, se proposto malamente può facilmente stancare lo spettatore. Invece i Manhattan Transfer hanno alternato momenti tristi e malinconici a quelli più allegri e spensierati impreziosendo la serata con i quattro soli. A questo proposito una menzione va a Margaret Dorn (chiamata a sostituire la rossa Cheryl Bentyne assente per motivi di salute) la quale ha deliziato il pubblico presentando una sua composizione dal titolo “You win”.

Francesco Mandolini

articolo pubblicato sul Resto del Carlino del 20/05/2012

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