30 anni senza di te: John Belushi

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John Belushi in Animal House

John Belushi in Animal House

Esattamente 30 anni fa moriva John Belushi, icona generazionale finita vittima di un overdose in un alberguccio di Los Angeles. Perchè sono sempre questi albergucci di seconda o terza categoria che se li portano via quelli come lui, prova ne siano i vari Jim Morrison e compagnia cantante.

Belushi, americano ma orgoglioso figlio di migranti albanesi, se ne andò a soli 33 anni (niente club 27 per te John…meglio visti gli ultimi acquisti) e con pochi, pochissimi film alle spalle:appena otto.
Quelle otto pellicole però bastarono a farlo entrare nell’olimpo del cinema.
Dal demenziale Tarzoon – La vergogna della giungla del 1975, alla fama giunta con Animal House grazie all’immortale personaggio di John “Bluto” Blutarsky (“Toga! Toga! Toga!” e “il bar! si sono presi anche il bar!!!” per citare due dei suoi tormentoni) fino alla consacrazione definitiva nel personaggio di Jake Blues fratello di Dan Aykroyd (Elwood Blues nel film) nel capolavoro di John Landis del 1980 The Blues Brothes (serviva specificare?) passando per il mitico Saturday Night Live, lo show comico statunitense che lanciò tantissimi talenti dello stand-up comedy tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, John Belushi arrivò come un lampo in cima all’olimpo dei comici emergenti americani, suscitando nei cuori di milioni di persone anche oltreoceano una simpatia innata nonostante i ripetuti eccessi, vizi e difetti di cui i suoi personaggi erano caratterizzati.

Anzi, proprio questo suo essere totalmente istintuale sul set (e probabilmente anche nella vita reale), basso e cicciottelo ispirerà negli anni numerosi personaggi protagonisti del piccolo e grande schermo, uno su tutti: Homer Simpson. Il capofamiglia della famiglia animata più amata d’America infatti non mancherà di calcare le orme di Belushi in un intero episodio della quinta stagione dove si iscrive all’università e, da novello Blutarsky, ne combina di ogni tipo (fino ad investire con l’auto il giovane rettore dell’ateneo).

Certo, le citazioni dei personaggi di Belushi presenti nei Simpsons o in Futurama sono ben altra cosa rispetto allo spettacolo, francamente indegno, andato in onda poche settimane fa dal palco dell’Ariston in cui Morandi, Papaleo e Pupo hanno ballato vestiti da Blues Brothers con tanto di occhialoni neri d’ordinanza, ma chi conosce John avrà dimenticato presto l’avvenuto o più probabilmente non guardava nemmeno Sanremo.

In ogni caso nella storia della comicità statunitense non c’è nessuno di cui si sia sentita la mancanza negli ultimi 30 anni come nel caso di John Belushi, pallidamente imitato da molti (a partire dal fratello minore Jim) ma mai eguagliato da nessuno.
Meglio ricordarlo mentre urla “Toga!!!” e sfascia chitarre alle feste estreme e senza freni o ipocrisie della Delta Tau Cai piuttosto che guardare attorno e vedere l’immensa mediocrità dei suoi successori finti ribelli.
Ciao John, fai sentire ancora del gran blues indemoniato ovunque tu sia.

di Francesco Mandolini

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3 pensieri su “30 anni senza di te: John Belushi

  1. Ehm, “alberguccio di seconda o terza categoria” un par di palle: Belushi è morto in un bungalow dello Chateau Marmont di Sunset Boulevard (lo stesso albergo dove Sofia Coppola ha girato Somewhere, per dire) http://www.chateaumarmont.com/
    Certo, questa scoperta incasina un po’ la tua retorica da quattro soldi su “quelli come lui” morti in un bettola dimenticata da dio; ma diamine, magari la prossima volta ti ricorderà di controllare le tue fonti prima di scrivere idiozie.

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