“Non siamo numeri”, il viaggio di 15 persone nel deserto

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La sabbia tra i denti, il volto segnato dalla paura di non farcela e la voglia di crederci anche perchè non si hanno alternative. 15 interviste alternate dal malinconico saxofono blues di Alfio Antico in “Sax dopo la tempesta”.
Questo è “Non siamo numeri”, il video reportage sui migranti realizzato ad Agadez, Niger, da parte di Max De Martino per la onlus Bambini Nel Deserto (www.bambinineldeserto.org).

Il video, della durata complessiva di 11 minuti, è stato registrato nello scorso maggio durante la fase più calda della guerra in Libia.
Unico nel suo genere e nato quasi per caso, “Non siamo numeri” va a cercare i suoi protagonisti nel ghetto di Agadez, non senza difficoltà; infatti, a causa di una paura e diffidenza diffusa, non è stato affatto semplice trovare i contatti giusti per arrivare ad intervistare i migranti che vi appaiono
.
La città di Agadez si trova nel mezzo di due grandi linee migratorie africane: la prima è quella di coloro che vanno verso l’Europa in cerca di un lavoro per mandare i soldi a casa.
La seconda è quella di chi, per via della stessa identica motivazione, si ferma in Libia subito prima dell’ultimo tratto del viaggio, quello nel Mediterraneo.
Questa seconda categoria può suonare strana alle orecchie di un occidentale, ma in Libia la vita costava (almeno fino a prima della guerra di liberazione) ancora meno che in altre parti del nord Africa e, contestualmente, i salari erano più alti; quindi invece che imbarcarsi (letteralmente) in viaggi durante i quali la percentuale di mortalità è spaventosa (circa il 15% secondo Amnesty International), molti padri di famiglia per mantenere i propri figli preferivano rischiare meno e trovare un qualche lavoro umile sotto il regime di Gheddafi.

Non siamo numeri – Un film di Max De Martino from max de martino on Vimeo.

La difficoltà nell’intervistare questi migranti sta nella paura e diffidenza che loro hanno.
Infatti solitamente i soldati a guardia di Gheddafi non erano libici, ma mercenari di colore. Da qui il timore, da parte dei migranti di pelle scura, di essere presi per tali dall’esercito dei ribelli.
Il rischio era quello di venire giustiziati quindi la Libia, da terra promessa, si era improvvisamente trasformata in terra dalla quale fuggire.
Come in tutte le cose probabilmente la verità sta nel mezzo. È abbastanza inverosimile che in un territorio di migrazione come la Libia i ribelli stessero facendo un genocidio della popolazione di colore, anche perchè probabilmente molti di loro potrebbero essere stati amici o conoscenti o compagni nella lotta di liberazione. Purtroppo la variabile della paura non segue percorsi razionali e il crimine di guerra, da ambo le parti, è sempre dietro l’angolo (come dimostrano le recenti inchieste aperte dall’ONU sulla condotta dei ribelli durante la guerra ed anche in occasione dell’uccisione di Gheddafi stesso).

“L’idea di fondo di ‘Non siamo numeri’ parte dalla terribile percentuale di mortalità durante le migrazioni. 15 percento, 15 interviste. Stando a queste cifre almeno 2 dei miei intervistati non dovrebbero farcela” dice Max De Martino. “Se ci fermiamo a pensare alla cosa si tratta di una percentuale terribilmente alta. Quante volte sentiamo dai telegiornali che un barcone affonda e muoiono 40, 50 o 100 persone? Io quelle persone le ho volute immortalare per far vedere che non si tratta di numeri, di percentuali, ma di facce, di storie, di vite.”

Il progetto originale per il Niger, da cui è scaturito poi “Non siamo numeri”, era quello di tenere dei corsi di fotografia ai locali.
La spedizione che ha dato vita al corso è stata messa in piedi senza alcun finanziamento pubblico ma con l’aiuto di Max – il quale ha messo di suo tempo, esperienza, professionalità e le 10 fotocamere compatte per gli alunni di Agadez – e di privati che hanno aiutato la causa di Bambini Nel Deserto.
“Questo è indicativo dello stato attuale delle cose in Italia, dove si fa fatica ad ottenere aiuti dal grande, inteso come lo Stato o il Governo, ma nel piccolo si trova ancora molta solidarietà e molta, moltissima brava gente disposta a metterci del proprio” ha dichiarato Max.

L’impegno di Max De Martino con la onlus Bambini Nel Deserto va avanti dal 2004 quando intitolarono a Tiziano Terzani una scuola elementare nel Burkina Faso. Max infatti, oltre che fotografo, è anche il fondatore e ambasciatore del sito web ufficiale dedicato al giornalista fiorentino, www.tizianoterzani.com.
“La scuola è posta tra i villaggi di Bassi e Zanga” ci spiega Max. “Tra i due non scorre esattamente buon sangue, ma devono condividere l’unico pozzo della zona. Perciò Bambini Nel Deserto ha pensato a creare lì una scuola che si proponga come punto d’incontro e mediazione tra le due culture. E, avendo Tiziano raccontato per anni storie di mediazione nell’Asia del ‘900, è stato naturale pensare di intitolarla a lui.”

Al momento il video reportage di “Non siamo numeri” è reperibile sia in rete che in tutte le sedi nazionali di Bambini Nel Deserto, dove viene mostrato durante gli incontri pubblici per far capire in che situazioni sociali l’organizzazione va ad operare.
L’impegno (assolutamente gratuito) di De Martino con la onlus è un continuo work in progress e a questo video seguiranno altri progetti di solidarietà, ai quali chiunque fosse interessato potrà contribuire contattando sia l’organizzazione che il diretto interessato.

Francesco Mandolini
video di Max De Martino

l’articolo appare su Dirittodicritica.com

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2 pensieri su ““Non siamo numeri”, il viaggio di 15 persone nel deserto

  1. Tommy

    Bravo, continua a macinare articoli. Questo e’ meramente descrittivo, hai fatto molto meglio altre volte, ma ad ogni categoria il suo stile, e per questo tipo di articolo va bene cosi. Per ora l’importante e’ diffondere il nome e cercare una nicchia da cui spiccare il volo. In bocca al lupo, vecchio.

  2. mi leggi nel pensiero. in ogni caso come sai apprezzo le critiche. la cosa bella del momento è che posso veramente scrivere solo ciò che voglio e che mi piace. per una carriera con la C maiuscola ci vuole anche questo

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