R.E.M. no more

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Un fulmine a ciel sereno è stato quello scagliato dai R.E.M. ieri quando, tramite il loro sito internet, hanno annunciato a milioni di fans nel mondo il loro scioglimento.

Con la loro consueta sincerità a tratti disarmante nei confronti di chi li ha supportati hanno dichiarato in poche righe che “semplicemente il giorno era arrivato”.
Nessuno screzio tra i componenti della band, nessuna battaglia legale da milioni di dollari; solo l’onestà intellettuale di tre artisti che si rendono conto che, dopo 31 anni, hanno dato tutto ciò che potevano al mondo della musica, almeno nella forma in cui tutti noi abbiamo imparato ad amarli.

Infatti Micheal Stipe, frontman e cantante del gruppo, ha dichiarato: “Un uomo saggio una volta disse che saper stare ad un party significa capire quando è il momento di andarsene e noi l’abbiamo fatto. Ce ne siamo andati alla nostra maniera.”
“Siamo sempre stati una band nel senso più puro che tale parola possa avere e abbiamo preso questa decisione assieme, con stima ed affetto reciproco, tenendo a cuore gli interessi di ognuno degli altri membri del gruppo.” ha aggiunto il bassista Mike Mills alle dichiarazioni di Stipe.

Dal rock arrabbiato post-adolescenziale alle collaborazioni con mostri sacri della musica come Patti Smith i R.E.M. sono stati capaci di reinventarsi negli anni rimanendo pur sempre fedeli a sé stessi, regalando al pubblico album/pietre miliari dell’alternative rock degli ultimi 30 anni come Murmur, Document, contenente la hit It’s The End Of The World As We Know It (And I Feel Fine) resa celebre in Italia dalla fortunata versione di Ligabue A Che Ora È La Fine Del Mondo, o il contestatissimo Green, il quale, a causa della pubblicazione con una casa discografica major come la Warner Bros, fece storcere il naso a quei fans della prima ora speculando addirittura sul fatto che il titolo stesse ad indicare il colore dei soldi che la band avrebbe sicuramente guadagnato per via del nuovo ingaggio.

Il 1991 è l’anno di Out Of Time e della smisurata preghiera (per prendere in prestito De André) Losing My Religion, probabilmente ancora il loro brano più famoso.
La vera svolta per la band arriva però nel 1992 con il capolavoro Automatic For The People, contenente i brani Man On The Moon (dedicato alla memoria del comico americano Andy Kauffman prematuramente scomparso), Nightswimming e Everybody Hurts, secondo brano-simbolo della band della Georgia.

Nonostante lo stile aggressivo dei primi dischi si sia man mano attenuato negli anni il vero primo punto d’arresto della band fu nel 1997 dopo l’abbandono da parte del batterista storico Bill Berry a seguito di un aneurisma cerebrale durante un concerto, il quale impose alla band nuove strade musicali da percorrere.
Michael, Mike e Peter decidono di andare avanti in tre con l’ausilio di musicisti di studio. Da qui nasce la nuova sonorità R.E.M. più posata, riflessiva e con testi ancora più profondi e criptici.
Il primo album uscito con la nuova formazione ufficiale a tre componenti (Up, 1998) si rivela un fallimento di vendite e di critica.
Si faranno ripagare pochi anni dopo nel 2001 con il fortunatissimo Reveal lanciato dal singolo Imitation Of Life, numero uno in molte classifiche di vendita mondiali.

Negli ultimi due lavori in studio (Accellerate del 2008 e Collapse Into Now uscito nel marzo di quest’anno), quasi a voler chiudere un cerchio aperto 31 anni prima, la band di Athens, Georgia si ripropone con arrangiamenti fatti di urla, chitarre distorte e batterie in quattro quarti che più rock non si può.

Come spesso è accaduto ai tre, in questi ultimi lavori critica e dati di vendita sono andati di pari passo premiando una band che ha saputo cambiare la musica rock contemporanea e sé stessi attraversando momenti di crisi e di gloria, passando per accuse, gossip sulla sessualità di Stipe (il quale da 11 anni ha come compagno il fotografo statunitense Thomas Dozol) o sulla sua sieropositività (peraltro dimostratesi false) senza mai andare sopra le righe.
Proprio come le loro canzoni i R.E.M. si sono sempre mantenuti essenziali e sobri in pubblico dimostrando però nella loro arte una profondità ed eleganza assolutamente non comuni.
Al momento non è chiaro se proseguiranno per strade soliste o se i membri della band si dedicheranno ad altro (Stipe ad esempio da anni si esibisce come fotografo ed artista visuale) ma i fans rimasti orfani non possono che ringraziarli anche se questi 31 anni sono arrivato ad un Collapse Into Now.

Francesco Mandolini

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Un pensiero su “R.E.M. no more

  1. forse la band che ho amato di più, probabilmente è la scelta più giusta con loro. A me restano i loro favolosi cd e il rammarico di non essere mai riuscita a vederli live…

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