Il ghetto nascosto di Malaga

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L’odore pungente di spazzatura e gomme da camion bruciate si infila nel naso di chiunque passi per Calle Bèrnal. I ragazzini giocano in strada con ratti e sigarette, mentre qui, nel famigerato quartiere di Palma-Palmilla a Malaga, nessuna madre sta affacciata a controllare il proprio figlio dalle finestre senza vetri dei palazzi.

La giunta della città andalusa, la cui economia si regge per più del 60% sul turismo, tiene questo lato della città ben lontano dal circo dei media. In parte perchè l’avere una specie di far west dietro l’angolo basta ad alimentare paure e leggende urbane tra la popolazione; e in parte perché in 45 anni dalla costruzione della Palmilla la classe politica locale non ha mai fatto nulla per evitarne la degradazione.
Non solo la giunta, ma anche la polizia municipale e la Li.Ma.Sa (l’azienda di raccolta di rifiuti della città) hanno abbandonato la popolazione che vive nel quartiere. Credendo alle voci che girano nel centro, dicono che è troppo pericoloso per uno “straniero” avventurarsi là dentro e che se lo facessero la gente gli tirerebbe le pietre dai palazzi o gli ruberebbe le scarpe. Per questo motivo irrazionale, da 40 anni, non si vedono macchine della polizia nella Palmilla e vengono pulite solo le strade circostanti al ghetto.

Ma qual’è la realtà dietro tutto questo? È veramente un posto così pericoloso e popolato da criminali?
“Lascia che cominci con un po’ di storia,” dice Cristina Garcia Lopez, operatrice sociale di 25 anni con quattro di esperienza sul posto. “Verso la fine degli anni ’70 una grande inondazione distrusse parte del centro della città, compresa Rolla Del Cuarto. Oggi quella zona è tra le più ricche e alla moda, ma a quei tempi era popolata perlopiù da contadini e allevatori di bestiame.
All’epoca la giunta di destra promise di fornire un’abitazione a tutti gli sfollati e per fare ciò costruirono il distretto di Palma-Palmilla. Le famiglie di contadini, una volta spostatesi nel nuovo quartiere, realizzarono immediatamente che la loro vita non sarebbe stata più quella di prima. vennero forzati a vivere in dieci dentro appartamenti di 30 mq situati sopra i “gallineros”, cioè i pollai, senza elettricità, acqua corrente e vetri alle finestre. In queste terribili condizioni dovute prima all’inondazione e poi dalla perdita della loro economia, alcuni di loro si diedero al crimine per poter sopravvivere.”

“Negli stessi anni le giunte locali e regionali dell’ Andalucia cominciarono a promuovere turisticamente Malaga come la ciliegina sulla torta della Costa del Sol. Per fare ciò liberarono il centro dalle gang criminali, non combattendole ma semplicemente offrendogli una base operativa fuori della città: Palma-Palmilla. Ecco come tutto ebbe inizio. Il Comune di Malaga creò appositamente un ghetto per poveracci e criminali da quattro soldi col solo scopo di tirare a lucido il centro e aumentare l’afflusso di turisti nella città, i quali, nel corso degli anni, divennero la nostra fonte di reddito primaria. Queste persone che vivono nella Palmilla non sono per nulla pericolose. Se guardiamo le statistiche risulta chiaro che per Calle Ilarios -la strada principale della città- ci sono molti più crimini che qua. I problemi di questo quartiere sono l’economia sommersa data dalla mancanza di contratti di lavoro regolari e, come in ogni altra parte della città, il traffico di droga.”

Negli anni a seguire la costruzione del ghetto, cominciarono a circolare leggende urbane su di esso. Paradossalmente queste leggende tolsero al Sindaco e alla sua giunta ogni responsabilità politica e sociale riguardo il degrado del quartiere, focalizzando l’attenzione sulla difficoltà, se non impossibilità, di fermare i “pericolosi” criminali che ci vivono.

“Quattro anni fa il governo propose un questionario chiamato GAR volto a migliorare la situazione di Palma-Palmilla” aggiunge Cristina. “si trattava di un prestampato a risposte multiple in cui venivano fatte domande ridicole su che cosa venisse richiesto dalla gente per migliorare il proprio quartiere. Le alternative presentate erano opzioni come più parcheggi, più aree verdi, più polizia ecc.
Il questionario però non voleva certo discutere dei problemi della gente. Fu solo una mossa politica tanto che alla popolazione non fu nemmeno mostrato. Solo le associazioni presenti sul territorio lo videro. Ripensandoci ora fu veramente ridicolo: più parcheggi? Ma questa gente non possiede nemmeno una macchina! È questo ciò che chiamano discutere con i cittadini?”

Come se la situazione esistente non bastasse, a Palma-Palmilla c’è un oscuro personaggio legato a doppio filo col partito socialista della regione. Un uomo che sembra essere conosciuto e ammirato da tutti nel quartiere; il suo nome è Francisco “Paco” Vigo.

“Paco Vigo è formalmente un membro della Associacion de Vecinas, una delle tante presenti sul territorio. Ma questa è solo una delle sue tante identità; perlopiù lavora per il Psoe ed è un importante membro del Charros, la mafia locale malaghena,” seguita a raccontare Cristina.
“Il suo impiego principale è dare soldi alla gente che vive nella Palmilla in cambio di voti per il Psoe, il cosiddetto voto di scambio. Se voti per il suo partito lui ti dà denaro e acqua corrente. Se non lo fai puoi scordarti gran parte della tua vita di tutti i giorni, come lavarti, pulire o cucinare la pasta. La cosa peggiore è che lui, con i beni che offre, rappresenta maggiori agiatezze per gli abitanti del quartiere che per questo lo adorano, ignorando totalmente che quelle comodità dovrebbero essere date dal Comune stesso e non da un mafioso. La vera ciliegina sulla torta però è l’alleato più forte di Paco Vigo, nonché unica altra autorità presente alla Palmilla, cioè la Chiesa.
I due non si combattono tra di loro anzi, questi ultimi, pur sapendo bene con chi hanno a che fare, cercano l’appoggio di Vigo in ogni decisione.”
Un anno fa l’associazione Zambre, dove Cristina lavorava, scrisse un articolo per un giornale locale denunciando tutti gli atti di Paco Vigo. Il risultato fu che vennero denunciati da lui per diffamazione.

In questo mix di responsabilità gli unici ad avere la peggio sono i quarantamila abitanti di Palma-Palmilla. Fanno fatica a condurre una vita normale e quando chiedono lavoro, normalmente per imprese di pulizie, vengono pagati la metà della paga minima e forzati a stare senza contratto, il che li porta o a commettere dei crimini o a lavorare sottopagati fino alla fine dei loro giorni, perché non ci sarà mai una pensione o una seconda chance per loro. Tutto questo solo perché delle leggende urbane dicono che se entri nel loro territorio ti ruberanno le scarpe, o spazzatura simile.

Francesco Mandolini

per leggere la versione in inglese dell’articolo premere qui

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