Un 25 aprile particolare

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Una volta pagate le 3 sterline dell’ingresso sono dentro l’ala est del cimitero di Highgate.
Muovo un paio di passi e apro la mappa, comprata più per ricordo che per reale volontà di utilizzarla. La tomba di Marx sta sulla sinistra rispetto a dove sono; per arrivarci basta prendere il vialetto asfaltato e in pochi minuti di cammino si è davanti alla tomba del pensatore e filosofo più influente degli ultimi due secoli.
Non ci penso un secondo, ripongo la mappa piegata alla meglio in tasca, mi giro e vado nella direzione opposta.

Ovviamente la colpa non è di Marx, quanto del fatto che tra la strada asfaltata sulla sinistra e il rally tra le tombe centenarie che mi aspettava sulla destra non c’era proprio storia.
Finalmente, dopo mesi di permanenza a Londra, mi trovo all’interno di uno degli stereotipi anglosassoni più vivi nell’immaginazione italiana, quello del cimitero appunto, e come un novello Dylan Dog, mi aggiro nel silenzio di tombe dimenticate, alcune mezze distrutte e ricoperte d’edera.

Mi incammino tra le sterpi dove non c’è nemmeno l’ombra di un selciato e, in quella che poi definirò l’ala dei farabutti, trovo un tizio che mi sta subito molto simpatico: si tratta di Leslie Hutchinson, 1900-1969, detto semplicemente Hutch.
Hutch era un vero filibustiere d’altri tempi: pianista cantante e cabarettista era nato a Grenada, cresciuto nei sobborghi di Parigi e diventato negli anni ’20 e ’30 la prima vera star di colore in Inghilterra.
Fece impazzire con il suo ragtime tutte le signore per bene del centro di Londra, arrivando anche a recitare in alcuni lungometraggi nel ruolo di sé stesso tanto era famoso.
Ovviamente non si limitava a far battere i cuori delle belle ragazze ma, queer ante-litteram, Hutch aveva relazioni intime con uomini, donne sposate ed esponenti della famiglia reale.
Proprio quest’ultima cosa gli costò la carriera e dopo uno scandalo per via di una relazione con Edwina Mountbatten, morì senza un soldo e completamente dimenticato. Solo 42 persone furono presenti al suo funerale.

L’occhio si ferma poco dopo sulla lapide di un certo William Friese Greene, 1855-1921, il quale, stando all’iscrizione, sarebbe “the inventor of kinematography”, l’inventore della cinematografia; il vecchio Willie infatti ottenne la patente per il suo progetto di cinematografo rudimentale in America nel 1889 ma due fattori gli si misero contro: la spietata concorrenza di molti inventori, che stavano lavorando al medesimo progetto praticamente in contemporanea e il fatto di non trovare i giusti finanziamenti per portare avanti la ricerca sui risultati già ottenuti. Fu così che Willie Friese Greene visse i suoi ultimi anni in uno stato semi depressivo e morì talmente povero che l’industria cinematografica gli pagò il funerale in segno di tributo. Con Willie si chiude l’ala dei farabutti.

Più avanti nel cimitero il silenzio viene disturbato solo dal ronzio delle api, mentre la maestosità di decine di alberi protegge il sonno dei “residenti” nelle tombe con le iscrizioni levigate dal tempo. Tra queste ce ne sono due in particolare che richiamano la mia attenzione nella zona sud: la prima appartiene ad un certo Percy. Non si riesce a leggere il cognome perchè sulla lapide è stato versato dell’inchiostro nero che ne copre circa metà, certamente non si tratta di un incidente. La seconda invece racconta una storia molto più triste e recente: quella di Sheila Gish, 1942-2005, star del teatro e della TV inglese morta nel 2005 per un rarissimo cancro facciale che le fece anche perdere un occhio.
Dopo che le fu diagnosticato il malanno Sheila non si perse d’animo e continuò ad esibirsi, per radio, fino alla fine dei suoi giorni. Un anno dopo morì della stessa malattia anche la figlia Lou, 1967-2006, e le due sono ora seppellite assieme.

Faccio pochi passi e dopo la tomba del giocattolaio Tony Wilde, 1967-2008, tutta fatta con giocattoli, mi imbatto in quella di Harry William Thornton, 1883-1918, promettente pianista che per molto tempo detenne il record mondiale di durata di una performance allo strumento: 21 ore, 17 minuti e 56 secondi. Fu un epidemia che all’epoca infestò mezzo mondo a portare via il suo talento e le sue dita veloci oggi dimenticate.

Da qui saltando di palo in frasca tra lapidi spaccate a metà come da un terremoto, scrittrici sepolte con nomi maschili (George Eliot pseudonimo di Mary Ann Evans, 1819-1890, tempi difficili quelli per essere scrittrici donne) e tombe coperte di arance mi ritrovo sull’odiata strada asfaltata, quella principale. Incredibile l’aumento di esseri umani in questa zona del cimitero, evidentemente la tomba di Marx è vicina.

Infatti dopo una curva a sinistra, un piccolo rettilineo e altra curva, eccotelo là il suo busto enorme posto sopra ad un parallelepipedo in marmo. Appena sotto la testa l’epiteto “lavoratori di tutto il mondo unitevi!”, al centro della struttura sta la targhetta della tomba originaria, inizialmente posta un centinaio di metri addietro, e sotto la scritta “i filosofi hanno solo interpretato il mondo in vari modi. Il punto sta nel cambiarlo”.

Quella che Joyce chiamava “epifania” credo di averla avuta però non davanti alla tomba del pensatore, ma dietro.
Sul retro infatti sta una piccola lapide di un tale Ian Dorans, 1939-2007.
Non so chi fosse Ian né cosa facesse nella vita ma l’iscrizione sulla sua lapide mi diede da pensare più della monumentale e, diciamola tutta, brutta tomba di Marx. Infatti sulla sua pietra tombale c’è scritto semplicemente “uomo che amava la famiglia e socialista fino alla fine”.
Questo è stato Ian Dorans, questo ha insegnato Karl Marx, questi sono degli ideali che oggi mancano nell’occidente, non il socialismo in senso strettamente politico, ma in senso sociale per l’appunto. L’aiutarsi e l’aiutare gli altri

Il 25 aprile è anche questo e sono contento di aver aspettato questa data per fare visita ad uno dei più grandi ispiratori e creatori di sogni che la storia ricordi. Il Sogno di Una Cosa, appunto.
Quanto a Marx io lo vedrei bene nel girone dei farabutti su in cima al cimitero di Highgate, tra quei romantici contaballe morti in povertà come Hutch e Willie. Tutti e tre avevano qualcosa da dire, tutti e tre qualcosa da fare, una missione, un dono. E tutti e tre morti in povertà e soli.
Karl Heinrich Marx, 1818-1883, e solo 11 persone al suo funerale. Un grande.

Francesco Mandolini

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Un pensiero su “Un 25 aprile particolare

  1. Tommy

    Sono un critico sottile e instancabile, un mai contento e puntiglioso osservatore, un amico che preferisce la schiettezza al complimento facile.
    Per questo quando faccio una valutazione positiva, del mio lavoro come di quello degli amici, non e’ mai regalata e chi la ascolta la reputa sincera.
    E voglio sinceramente complimentarmi con questo giovane cronista in erba, che vedo crescere costantemente – questo pezzo mi ricorda un primo Robert Fisk – e migliorarsi esponenzialmente (ho usato due avverbi soltanto perche’ fanno rima e sono un buffone).
    Bravo, vecchio, veramente un bel post. (Poi sara’ che sono un po biased, ma a me gli articoli di viaggio…eheh) – Scrivimi come va alla mia mail, ogni tanto.
    Un abbraccione forte dal fottuto medioriente
    tommy

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