In sella con Alberto Granado

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Ammetto di non sapere molto su Alberto Granado:

So che si è laureato in medicina; che prima di intraprendere la professione ha voluto girare il Sud America sopra di una motocicletta scassata, ironicamente chiamata “la poderosa”, con il suo amico d’infanzia Ernesto Guevara De La Serna più tardi divenuto semplicemente il Che; che quei due si separarono in Venezuela dove egli rimase per diventare un dottore esperto in casi di lebbra mentre l’altro, dopo qualche tempo, andò a Cuba per diventare leggenda.

So che Alberto amava la vita, l’alcool, il rugby, la musica e le belle donne, e che proprio da questo amore intenso per la vita nacque l’idea di spendere la propria a fare ricerca nell’università dell’ Havana.

So anche che Alberto, nonostante la sua amicizia col Che e la sua rilevante posizione di uomo di scienza all’interno del sistema cubano, non volle mai venire a patti col diavolo e molte volte si rifiutò di condurre ricerche impostegli direttamente dal Pcus seguendo invece quelli che erano i suoi dettami personali di uomo libero.

Infine ricordo con gioia quell’incontro avvenuto con lui a Jesi al Teatro studio Valeria Moricone circa tre anni fa in cui parlava a giovani come me dell’importanza della ricerca, del seguire i propri ideali, oltre che ovviamente raccontarci della sua amicizia col Che non senza farsi sfuggire, a quarantuno anni di distanza dalla morte del compagno fraterno, qualche lacrima di sincera commozione.

La storia ha sempre messo in rilievo solo uno dei due centauri che affrontarono le condizioni più avverse in un leggendario viaggio di circa 20.000 Km nel cuore del continente sud-americano, ma oggi credo sia giusto accendere un piccolo lumicino come questo post per ricordare anche l’altro.
La “poderosa” è pronta ed ora entrambi i cavalieri, dopo più di quarant’anni, le sono di nuovo in sella pronti a far scorribande, ubriacarsi, ballare e far innamorare fanciulle per l’eternità.

Francesco Mandolini

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