Attentatori glorificati e fiori guerrafondai (parte 2)

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DISCLAIMER: questo post risale al periodo in cui il blog veniva utilizzato come tale e non come portfolio giornalistico del sottoscritto, pertanto non va considerato come esempio delle capacità di fare informazione di chi scrive.

Francesco Mandolini

A Londra da fine ottobre a Natale è tutta una ricorrenza.
Ogni settimana ce n’è una e subito dopo il ricordo a suon di botti e fuochi d’artificio fatti per il buon Guy Fawkes, tac!, ecco che ci si ritrova in mezzo a botti di tutt’altro genere.
Scordatevi i bei tempi di “mettete dei fiori nei vostri cannoni”, qui a Londra se mettete dei fiori nei cannoni fate solamente un favore ricaricando l’arma di chi sta dietro a quel cannone.
Ancora confusi? Entro meglio nell’argomento: ogni 11 novembre nei paesi del Commonwealth si festeggia il “Memorial Day”.
La festività originariamente era nata per ricordare i soldati caduti nelle due guerre mondiali ma, col passare degli anni, si sono aggiunte tutte le guerre che stanno nel mezzo fino ad arrivare all’ultima, ancora in corso, in Iraq.
I fiori di cui parlo sono dei piccoli papaveri di plastica che la gente si appunta sulle giacche, sulle camicie, sui cappelli, ovunque insomma per onorare i caduti in queste guerre.
Premesso che, come credo anche molti di voi che state leggendo, ritengo che ogni guerra senza eccezione sia una cagata pazzesca e che ne esistano SOLO di sbagliate, ho cercato di mettere un attimo da parte questo pregiudizio e capire meglio cosa spinge questi voraci divoratori di fish n chips ad appuntarsi un “poppy” sulla giacchetta; le risposte sono state sconsolanti!
Nessuno ha mai pensato che, visti i tempi che corrono, viste le recenti rivelazioni sulle torture perpetrate dall’esercito inglese in Afghanistan e Iraq, viste le montagne di file secretati venuti allo scoperto grazie a wikileaks, visto che come dice il personaggio di J.D. su Scrubs leggendo Iraqi war for dummies “strano, ho letto solo 30 pagine e Bush dice che abbiamo vinto, ma il libro di pagine ne ha 600!”, la cosa potesse sembrare un tantinello pro-war.
Non solo, facendogli notare la cosa si indignavano (a cominciare dall’hobbit canadese che mi ritrovo in classe, santoiddio sei canadese cerca di non fare l’americana!) dicendo che non c’entra nulla essere pro o contro la guerra, è solo un simbolo in ricordo delle vittime e bla bla bla.
A parte il fatto che anche i simboli, purtroppo per il mio hobbit, hanno una connotazione di senso ben precisa in base all’epoca storica in cui si vive (ragion per cui non è un idea geniale tatuarsi una svastica dicendo che è un simbolo induista e rappresenta il sole che nasce dopo il nazismo e tutto quello che ne consegue), a nulla è valso il mio tentativo di fargli notare che nelle cassettine dove si prendevano questi fiori (e nei poster sparsi per tutta la città) c’è scritto che indossandoli (e offrendo denaro alla causa per averli) supporti la legione inglese in medio oriente!
Alla fine della fiera ieri alle 11:11 dell’11/11 migliaia di persone si sono ritrovate in Trafalgar Square, con i poppies appuntati sul petto, a fare non uno ma due minuti di silenzio.
Credo sinceramente che quel silenzio facesse eco al silenzio che si trova dentro le loro teste.
Il discorso è sempre lo stesso, tutti, in Inghilterra come in Italia, sono pronti a fare silenzio in onore di soldati che hanno voluto andare laggiù e che per farlo vengono ricoperti di soldi, mentre il silenzio che avvolge la morte di un muratore che lascia una famiglia senza possibilità di andare avanti, di un ragazzo picchiato a sangue e ucciso dai fascisti a Verona solo perchè aveva i capelli lunghi o di un immigrato ridotto peggio che in schiavitù nei campi di arance di Rosarno, a questo di silenzio nessuno si indigna.
La morale è, la prossima volta che regalate dei fiori state attenti, i tempi sono cambiati.
Francesco Mandolini
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3 pensieri su “Attentatori glorificati e fiori guerrafondai (parte 2)

  1. >Hmmmm…"Credo sinceramente che quel silenzio facesse eco al silenzio che si trova dentro le loro teste." Beh, questa frase esplica veramente il problema. Perchè la gente non si rendo conto che le guerre sono pure macchine economiche? Che senso c'ha onorare uno che è morto per difendere gli interessi di poche migliaia di lobbysti, di uno che apre la strada a suon di cannonate, al vero esercito di agenti commerciali in giacca e cravatta che sono sempre dietro a qualsiasi campagna militare?Le risposte? Difficili…rapporto coi media? Identità culturale? Non so…ma quello che credo è che anche senza papaveri, gli onoriamo troppo anche a casa nostra.Ale "Lord Sidious" Berti

  2. >Aggiungerei anche i tassisti massacrati di botte perchè hanno investito un cane. Nella lista dei papaveri hai dimenticato i seguaci della brambilla che aggiungono firme false alla "coscienza degli animali"Cande

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