Londra violenta

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DISCLAIMER: questo post risale al periodo in cui il blog veniva utilizzato come tale e non come portfolio giornalistico del sottoscritto, pertanto non va considerato come esempio delle capacità di fare informazione di chi scrive.

Francesco Mandolini

Londra ha fatto un altra vittima. No tranquilli non è morto nessuno, solo che Tom ha gettato la spugna e dopo un mese passato qui a cercare lavoro (beh a cazzeggiare più che altro, ma ogni tanto il lavoro lo cercava) è ritornato a casa con le pive nel sacco. Lui voleva Londra, Londra non l’ha voluto.
Sia chiaro, non è un dramma, il ragazzo ha 18 anni e avrà migliaia di occasioni per rifarsi.
Il punto è: chissà quanti prima di lui ci sono passati? Quante persone saranno arrivate in questa città e poi costretti ad andarsene perchè, almeno in apparenza, non c’era posto per loro? Mi viene in mente la storia di una ragazza australiana che è scappata da qui perchè portata alla disperazione dall’ambiente londinese. Per sua fortuna (o sfortuna) aveva deciso di cambiare aria e trasferirsi a Milano (pessima scelta secondo chi scrive) e su quell’aereo incontrò un ragazzo fiorentino di mia conoscenza che, per puro caso, invece di tornare a Firenze doveva atterrare a Milano. La ragazza si innamorò di lui, entrambi fecero presto ritorno a Londra e lei visse l’atmosfera albionica in maniera totalmente differente.
Casualità direbbe qualcuno, destino direbbe qualcun altro, un bell’esempio di seconde chance secondo me.
Tornando al sottoscritto ultimamente i miei rapporti con la city sono un po’ mutati, non so ancora se in meglio ma diciamo che mi sto abituando a certe cose, in fondo è tutta una questione di ritmo: basta andare a tempo e ti trovi a danzare tra le coincidenze della metropolitan line con la central, con la piccadilly o con la bakerloo e vedi che non sei il solo ballerino ma c’è tutta una coreografia che comprende tutte quelle “huddled masses” che popolano la città.
Certo se il ritmo si spezza ti fa un po’ incazzare e questo accade puntualmente ogni giorno verso mezzanotte e mezza quando “il tubo” chiude e per tornare verso il proprio giaciglio si è costretti a prendere degli autobus, unico vantaggio dei quali è il poter starsene seduti sul piano superiore cosa che esercita sempre una certa attrazione, quasi infantile direi.
E credo converrete con me che impiegare 3 ore e 45 minuti per tornare a casa, come mi è successo lo scorso sabato, è una cosa che il ritmo te lo rompe e non solo quello!
Tanto per dare un idea ecco una lista dei luoghi raggiungibili con un orario uguale o minore partendo da Chiaravalle: Venezia, Padova, Ferrara, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Firenze, Arezzo, Grosseto, Perugia, Terni, Roma, L’Aquila, Pescara, forse Milano e forse Bari, ometto volutamente il Molise perchè, come si sa, non è che una leggenda metropolitana.
Ora 225 minuti per partire da Londra e arrivare a Londra a me sembrano un po’ tantini.
Lamentele sul sistema dei trasporti a parte anche questo costituisce quella violenza che la grande città esercita su chi ci vive e che io ho sempre percepito sin da quando, nel 2008, venni in vacanza qui per qualche giorno e non appena salito su una claustrofobica e puzzolente metro mi vidi svenire per due volte davanti agli occhi un uomo di circa 60 anni vittima della frenesia di centinaia di “huddled masses” conficcate a forza in quel vagone.
“Piccole formiche che marciano, rosse e nere con le loro antenne che vibrano, fanno tutte la stessa cosa” così canta Dave Matthews in una canzone, ho sempre pensato che avesse ragione ora lo sento anche.
Magari se non riesco ancora ad apprezzare e ad amare questa città è un problema mio, ma c’è da dire che lei non si sforza nemmeno un po’ di rendersi attraente!
Francesco
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3 pensieri su “Londra violenta

  1. >Cambiare nazione o città non è mai facile, specialmente per noi italofoni. Siamo abituati ad un'altra realtà sociale e culturale, spesso sognamo i posti del nord per la loro organizzazione e il loro stile di vita, ma quando ci arriviamo ci sentiamo soffocare. Io sto avendo lo stesso problema con Berna, sono qui, vivo, lavoro, ma mi sento spento.Nicolà

  2. >a quanto pare nonostante il tanto vituperato sistema di trasporti italiano chiunque di noi vada all'estero non decanta lodi degli altrui sistemi di trapsorto…mi è capitato lo stesso in california dove per raggiungere san francisco in autobus dalla cittadino dove alloggiavo ci volevano circa 4 ore,in macchina un'oretta…continua a scrivere vecchio ti seguirò!!antonio(tuo compagno di letto nelle nostre folli notte fiorentine)

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