London School

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DISCLAIMER: questo post risale al periodo in cui il blog veniva utilizzato come tale e non come portfolio giornalistico del sottoscritto, pertanto non va considerato come esempio delle capacità di fare informazione di chi scrive.

Francesco Mandolini

Un passo indietro:
circa due mesi fa mi trovavo a compilare il modulo di preiscrizione alla London School of Journalism sul loro sito internet. Oltre a quello dovetti allegare il mio curriculum e un breve testo in cui spiegavo il perché di questa mi a scelta di studiare giornalismo.
La prima cosa che mi venne in mente fu senza dubbio il faccione sorridente e barbuto di Tiziano Terzani! Chi mi conosce sa quanto io sia un suo appassionato lettore e quanto mi rispecchi nelle teorie e nelle idee portate avanti da questo straordinario uomo che è stato testimone di tutti gli avvenimenti che più hanno scosso il mondo negli ultimi 50 anni (guerra del Vietnam, piazza Tien An Men e 11 settembre, solo per citarne alcuni).
Ho sempre pensato al mio rapporto con Terzani (o meglio con i suoi libri) non come una sorta di fanatismo (non mi vesto solo di bianco, non ho la barba lunga, non sono vegetariano e la lista potrebbe continuare per molto) ma come una fonte dalla quale attingere nei momenti giusti.
Quel momento in cui mi si chiedeva il perché di questa scelta era uno di quelli.
Così spedita la mia bella mail con gli allegati mi seggo sul divano di casa e mi rimetto a leggere “La fine è il mio inizio”, apro il libro dove avevo lasciato il segno, iniziava in quel momento un nuovo capitolo e, dopo essermi appena iscritto ad una scuola di giornalismo prestigiosa che costa (e costerà) alla mia famiglia parecchi sacrifici, cosa leggo alla prima riga? Terzani che dice che le scuole di giornalismo sono tutte inutili, che non è un mestiere che si possa insegnare e che in particolare lui ha sempre detestato l’ossessione che hanno i cronisti inglesi per l’obiettività!
Sono scoppiato in una grandissima risata e mi sono detto: “sull’obiettività ha sicuramente ragione, per il resto proviamo a dargliela una chance a ‘sta scuola no?”.
Così arriviamo a ieri, 4 ottobre, a Londra c’era lo sciopero dei mezzi e di arrivare tardi al primo giorno non me ne andava proprio. Parto da Oxford Circus (dove ho passato un paio d’ore con il mio amico Tom in un negozio di chitarre provandole tutte fingendo di doverne comprare una!) alle 4:30 in direzione Maida Vale (dove ha sede la scuola), l’inizio delle lezioni era previsto per le 6:30. arrivo quindi con un certo anticipo e ne approfitto per leggermi un po’ del materiale che la scuola fornisce tra libri e quaderni.
A lezione siamo in 10 di cui 3 italiani (io e due ragazzi sardi), un ragazzo e una ragazza inglesi, una russa, una slovacca, una australiana e una canadese. Un bel meltin’ pot insomma.
Alle 6:30 in punto entra Andrew Knight, giornalista scozzese trapiantato a Londra da anni con un curriculum lungo da qui a laggiù (e immaginatevi “laggiù” come un posto molto lontano), alto circa 1,80m, magro, con pochi capelli neri attorno alla testa, una barba bianca molto curata e vividissimi occhi blu. Giacca, cravatta e aplomb inglese non ve li descrivo nemmeno, sono ovvi.
Comincia con un introduzione al corso di circa un ora, pausa caffè poi è il nostro turno di parlare.
Ad uno ad uno ci presentiamo dicendo professione, background e quant’altro; viene fuori di tutto! Dal consulente legale che vuole cambiar vita al giornalista professionista che voleva saperne di più sulla sua professione, dal pizzaiolo allo studente semplice che poi al momento sarei io.
È strano definirsi di nuovo “studente”, legalmente non lo sono più dal 29 aprile di quest’anno ma in realtà ho concluso le mie lezioni al giugno di un anno prima quindi stare lì su un banco di quelli con sedia incorporata a prendere appunti mi ha fatto uno strano effetto, o “weird” per usare una parola odiosa che qui sento pronunciare ogni 30 secondi dovunque.
Arrivato il mio turno mentre spiegavo il perchè mi trovassi lì in quel momento, il signor Knight mi ferma e mi chiede se potessi parlare un po’ di quel giornalista di cui avevo scritto in maniera entusiasta nella mia lettera di due mesi fa.
“Quel” giornalista era Tiziano Terzani.
Rimango di stucco.
Non solo si era studiato la mia application form e si ricordava di me, ma, per un divertente intreccio del destino mi trovavo lì a parlare di uno che sicuramente in quella scuola non avrebbe messo piede! Bella coincidenza no?
Il resto della lezione non ha molta importanza, è presto per dire se Terzani avesse torto o ragione su queste scuole ma questa prima lezione mi ha tolto tutte le preoccupazioni che avevo alla vigilia e adesso non vedo l’ora di lavorare sodo per ottenere dei buoni risultati da questa esperienza.
A proposito: ho già degli “assignements” meglio conosciuti come “compiti per casa” da fare entro mercoledì quindi se non vi dispiace non rubo più tempo al lavoro e corro a scrivere, anche se prima era più importante scrivere questo post!
A presto gente
Francesco
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10 pensieri su “London School

  1. >Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l'amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d'umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.T.Terzani…il mio augurio di in bocca al lupo. A tema, of course.ps: concordo con Terzani, non esistono luoghi dove ti insegnano un mestiere quale quello del cooperante, o del giornalista. Ma esistono luoghi dove possono darti gli strumenti per diventarlo; poi sta a te riuscirci. 🙂

  2. >Bella Mando… gia un posto dove professori ascoltano gli studenti e si interessano delle loro idee invece di passare il tempo ad ancorarsi ad una cattedra per non lasciarla mai più mi piace. Chi lo sa… magari Terzani su questo tipo di scuole sbagliava… nessuno è infallibile

  3. >ciao. ho trovato il tuo blog mentre facevo una ricerca sulla lsj. mi piacerebbe poter parlare con te e chiederti un po' di cose. sarei interessata alla summer school di quest'anno.

  4. Ciao! frequento la London School of Journalism , faccio il corso di 3 mesi, super intenso. Mi ha fatto piacere sentir descrivere così bene Anrew Knight, che a mio avviso è il professore più bravo e disponibile. Sull’obiettività inglese che dire…credo che a oggi il nostro giornalismo ne avrebbe un gran bisogno. Dall’altra parte, credo che i nostri editorialisti siano migliori e che il giornalismo d’opionione inglese sia molto standardizzato. Abbiamo da imparare gli uni dagli altri.

  5. Daria

    Ciao!Scusa se mi immischio, ma anche io, come Chiara, stavo facendo ricerche sull’ammissione alla London School. Volevo anche io, sempre se non ti scoccia, avere maggiori informazioni. Grazie anticipatamente!Daria

  6. Valentina

    Ciao Francesco. Posso chiederti qualche informazione in più sulla London School of journalism. Come ti sei trovato? La consiglieresti? Io vorrei fare il corso intensivo di tre mesi? Me lo consigli? Grazie mille. Valentina

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