Francesco e Albione

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DISCLAIMER: questo post risale al periodo in cui il blog veniva utilizzato come tale e non come portfolio giornalistico del sottoscritto, pertanto non va considerato come esempio delle capacità di fare informazione di chi scrive.

Francesco Mandolini

Hello my friends! Come state? Che si dice in quel di Chiaravalle e dintorni?
Scusate il ritardo con cui vi comunico mie notizie ma ho avuto, e sto avendo tutt’ora , non pochi problemi con la connessione ad internet qui nell’ostello.
Ma cominciamo dal principio: salutati amici e parenti all’aeroporto (tra cui segnalo un inedito Cande con le lenti a contatto), mi dirigo bel bello e senza chiudere un occhio in aereo verso il mio primo giaciglio in terra anglosassone, il pavimento dell’aeroporto di Stansted.
Contro ogni pronostico e sbaragliando i bookmaker inglesi il nostro eroe riesce a dormire per circa 3 ore, record assoluto in aeroporti, stazioni, treni aerei o macchine in generale per il sottoscritto. Ragion per cui penso che l’indomani non mi avrebbe colto impreparato sul piano fisico; Dio se mi sbagliavo!
La giornata di domenica è stata terrificante, problemi su problemi (tra cui quello non trascurabile della rete wireless dell’ostello praticamente inutilizzabile, quindi addio ricerca di case su internet) autobus attesi per ore per arrivare ai confini estremi della zona 4 di Londra a visitare due case;
dopo la zona 4 c’è il nulla de “La storia infinita” e, forse, il Molise.
La prima casa si rivela pressoché irraggiungibile, ma dopo aver attraversato foreste con lapidi sparpagliate e due Lidl (lo giuro!) mi trovo davanti a questa casa diroccata senza campanello né persone visibili al momento. Dopo poco per fortuna si affaccia un tizio:
“hello! I’m here for the room to rent” faccio io,
“we rented it yesterday” risponde lui nemmeno troppo cortesemente,
“PORCODDIO!” rispondo io nemmeno troppo cortesemente.
Con le pive nel sacco vado in cerca della seconda casa da visitare la quale, a dispetto del posto sperduto dove è ubicata, mi è molto piaciuta e non costa nemmeno troppo.
Tornando all’ostello quasi ucciso dal mal di testa ho un crollo di nervi e decido che l’unica soluzione è il riposo, in fondo era il primo giorno e la sensazione di benessere mattutina mi aveva decisamente tratto in inganno. Una doccia e dodici ore di sonno dopo stavo una bellezza!
Cioè in realtà un po’ di male alla testa c’era ancora ma perchè preoccuparsene? Londra mi si apriva letteralmente come un ostrica e non volevo perdere l’occasione.
Durante la giornata riesco con somma difficoltà a vedere una casa in Caledonian Road.
Il posto è eccellente, la casa, su tre piani con scale da fare con le spalle che mi toccavano su entrambi i muri tanto erano strette, 5 stanze/letto per studenti per lo più cinesi e la cucina e il cesso in comune al secondo piano; no grazie!
L’appuntamento però era alle 18 e prima la mia testa ebbe tempo tutto il giorno di fare ripetute capriole sui propri pensieri: avrò fatto bene a venire a Londra? Non starò chiedendo troppo alla mia famiglia? E se tutta la strada percorsa finora fosse stata sbagliata? Se avessi fatto una cazzata irrimediabile ad abbandonare così, di botto, tutto ciò che avevo creato negli ultimi anni? E se mi fossi cercato un lavoro a casa anche come muratore (seguendo le orme di Metello) non sarei stato meglio? In fondo quel che conta non è essere felici? E che cos’è la felicità se sei lontano dalle cose che ami?
Beh, a tutte queste domande confuse e pericolose non mi sono dato una risposta vera e propria, né mi sono angosciato troppo; semplicemente mentre ero seduto su una panchina della bellissima Russell Square ad ascoltare un po’ di musica, la mano scorrendo il cursore del lettore si è fermata su un artista dimenticato da qualche tempo: Rino Gaetano.
Sentendo parlare del rapido Taranto-Ancona in una sua canzone mi sono ricordato di quanto sia bella la mia e nostra terra, una lacrima di gioia ha sciolto tutti i dubbi della giornata suggerendomi che un giorno tornerò alle mie spighe di grano, ma che ora il mio posto è qui nella perfida Albione che adesso, con questa sensazione di forza datami dal Quarto stato che che fa parte di me e della mia storia famigliare, mi fa molta meno paura!

 

 

 

 

Francesco Mandolini
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